40° anniversario della strage di Bologna: per non dimenticare

L’attentato avvenne il 2 agosto del 1980, presso la stazione centrale di Bologna. Causò 200 feriti e 85 morti (alcune delle vittime erano turisti di altre regioni d’Italia).

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L’Italia è stata protagonista di diversi attentati, che hanno segnato la storia e gli italiani, i quali hanno sempre avuto la forza di rialzarsi. La strage di Bologna è infatti uno di essi e avvenne esattamente 40 anni fa. L’esplosivo era stato collocato all’interno di una valigia ed era composto da tritolo, Compound B e gelatinato, da un peso complessivo di 23 kg. L’esplosione coinvolse anche un treno in sosta diretto a Basilea e il parcheggio taxi. I cittadini, poliziotti e tassisti prestarono soccorso alle vittime coinvolte, cercando anche di estrarle dalle macerie. Le ambulanze non furono sufficienti per trasportare tutti i feriti, ragion per cui vennero utilizzati anche alcuni autobus (linea 37), taxi e auto private. L’emergenza fece sì che molti medici e infermieri andati in ferie, tornassero al lavoro per assistere tutti i pazienti bisognosi. L’orologio della stazione rimase fermo alle ore 10:25 e infatti, insieme all’autobus 37, divenne il simbolo di questo terribile avvenimento. Quattro mesi più tardi vennero ritrovati alcuni resti sotto il treno in sosta, i quali appartenevano a Maria Fresu, una ventitreenne sarda, che probabilmente si trovava a distanza molto ravvicinata dall’esplosivo. In piazza Maggiore, durante la celebrazione delle vittime, venne indetta una manifestazione di protesta contro il governo. Sandro Pertini, presidente della Repubblica (in carica dal 1978 al 1985), giunse a Bologna il giorno stesso della strage ed esternò il suo profondo dispiacere di fronte i giornalisti, affermando che gli autori di codesto attentato appartenessero all’impresa più criminale d’Italia. Vi furono diversi testimoni a raccontare ciò che accadde quel giorno, molti lo ricordano ancora come se fosse accaduto ieri e nessuno potrebbe cancellare la paura e la disperazione dei coinvolti. Il governo italiano proseguì con la indagini per far luce sulla vicenda, indirizzandole nell’ambiente del terrorismo nero. Purtroppo esse vennero depistate già subito dopo l’attentato, non potendo così arrivare ai colpevoli. Si pensò a una matrice neofascista, perché vi furono delle rivendicazioni da parte dell’organizzazione terroristica italiana NAR (Nuclei Armati Rivoluzionari) e dalle Brigate Rosse, ma in seguito arrivò una telefonata di smentita da parte delle due organizzazioni, che sviò le indagini. Poco prima che accadesse la strage, un giudice aveva rinviato a giudizio dei neofascisti accusati della strage dell’Italicus, dunque questo spinse il governo a indagare in questo ambiente. Quella di Bologna generò un insieme di informazioni sia vere che false, tipiche della strategia della tensione, a cui essa appartiene.

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