27° anniversario della Strage di Capaci

Questo terribile fatto di cronaca, ha suscitato e suscita tutt’oggi sdegno e rammarico dell’opinione pubblica e ha avuto come protagonista il giudice Giovanni Falcone, colui che insieme al collega e amico Paolo Borsellino, ha dedicato molti anni della sua vita nella lotta contro la mafia.

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La strage di Capaci, avvenne esattamente 27 anni fa, il 23 maggio del 1992, per mano di Cosa Nostra. Quel giorno persero la vita cinque persone, tra le quali Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della sua scorta: Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo. I feriti furono ventitré. L’attentato fu studiato nel 1991, ovvero un anno prima e l’obiettivo era colpire il magistrato Falcone. A capo delle riunioni di Cosa Nostra, vi fu Salvatore Riina, mentre il coordinatore del piano fu Giovanni Brusca. Una volta confermati gli ergastoli da parte della Corte Suprema di Cassazione, si diede inizio alla caccia spietata. Le armi da utilizzare avrebbero dovuto essere armi da fuoco, ma Riina decise in seguito di utilizzare un esplosivo.

Prima di proseguire, per la precisione un mese prima, furono effettuate delle prove da Brusca in Contrada Rebuttone, dove una volta scavato nel terreno, inserì l’esplosivo all’interno di un cunicolo. L’idea fu di Pietro Rampulla soprannominato l’artificiere, poiché esperto in esplosivi, il quale fornì anche la trasmittente e la ricevente che vennero usate durante l’attentato. Una volta completato il piano, furono effettuati anche degli appostamenti a Capaci e nell’Autostrada A29 da Salvatore Cancemi, Salvatore Biondino e Raffaele Ganci per decidere il luogo preciso in cui procedere con l’attentato.

Brusca, La Barbera, Rampulla, Biondino ed altri uomini provarono diverse volte il funzionamento dei congegni forniti dal Rampulla per far partire l’esplosione. Collocarono sul tratto autostradale prima del punto dell’esplosione un frigorifero che serviva a segnalare il momento in cui azionare il radiocomando. L’8 maggio Brusca, La Barbera, Rampulla e Gioè sistemarono i tredici bidoncini con i 400 kg d’esplosivo all’interno del cunicolo di drenaggio sotto l’autostrada. Bagarella, Biondino e Battaglia, invece, si appostarono per far da sentinelle. Qualche giorno dopo, Ganci, i figli Domenico e Calogero e Antonino Galliano cercarono di tener d’occhio le tre Fiat Croma blindate che si trovavano sotto casa di Falcone a Palermo, per essere sicuri di quando il magistrato avrebbe fatto ritorno da Roma, ma ciò non fu possibile.

Lo stesso giorno della strage, Domenico Ganci avvertì Ferrante eLa Barbera che le auto erano partite ed avevano imboccato l’autostrada per dirigersi all’aeroporto per andare a prendere il giudice. Ferrante e Biondo, che erano appostati nei pressi dell’aeroporto videro le auto e avvertirono La Barbera che Falcone era già arrivato. La Barbera seguì le Fiat rimanendo in contatto per alcuni minuti con Gioè che si trovava insieme a Brusca su una collinetta sopra Capaci, dalla quale era possibile vedere l’autostrada. Avvistate le auto, Gioè diede il via a Brusca, che notò che esse avevano rallentato, ma infine venne attivato il radiocomando che fece partire l’esplosione.

La Croma di colore marrone fu presa in pieno dall’esplosione, causando la morte degli agenti Schifani, Dicillo e Montinari. La Croma bianca con a bordo il giudice Falcone e la moglie Francesca Morvillo, si schiantò contro un muro di detriti. Non indossando le cinture di sicurezza, i due coniugi vennero scaraventati a causa dello scoppio contro il parabrezza dell’auto. Gli agenti Corbo, Cervello e Capuzza che si trovavano a bordo di una Croma azzurra riuscirono a sopravvivere e ad aprire le portiere dell’auto per proteggere la Croma bianca dai sicari intenzionati ad uccidere il giudice. Gli abitanti delle zone limitrofe iniziarono a prestare i primi soccorsi. Giuseppe Costanza venne estratto vivo, l’autista giudiziario della Croma bianca, che siedeva posteriormente fu trovato in stato di incoscienza insieme al giudice e alla moglie. Per estrarre Falcone dalle lamiere accartocciate fu necessario attendere l’arrivo dei Vigili del Fuoco. Disgraziatamente, il giudice Giovanni Falcone e la moglie Francesca Morvillo morirono in ospedale lo stesso giorno a causa delle gravi emorragie interne.

«La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine.» (Giovanni Falcone)

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