Noto: mostra- evento “Art in the bin”. Il tema del recupero e del riuso creativo dei materiali di scarto

Sulla via dei balconi più belli del mondo Cena di gala per sostenere una raccolta fondi a tutela dell’ambiente.

Art_inthe_BinNoto – É con la mostra-evento “ART IN THE BIN” che Altera Domus, promotrice dell’iniziativa, grazie alla solidale e straordinaria partecipazione di 22 artisti di livello internazionale, rilancia la riflessione sul tema del recupero del rifiuto e del riuso creativo di materiali di scarto, dimostrando come possano diventare arte e come l’arte possa rinascere dal rifiuto di se stessa.

La mostra-evento, patrocinata dal Comune di Noto, ospitata nelle sale della Galleria di Palazzo Nicolaci, verrà inaugurata sabato 5 settembre, alle ore 19. Ad accogliere gli ospiti, la curatrice Paola Ruffino, il sindaco del comune netino Corrado Bonfanti, l’assessore al Turismo e Cultura, Giusy Solerte, il giornalista Paolo De Chiara.

“La difesa dell’ambiente è quanto mai un tema attuale e urgente – anticipa Paola Ruffino – anche l’arte deve raccogliere il grido d’allarme attraverso il suo valore sociale”. “Organizzare una mostra, incentrandola sul riutilizzo dei rifiuti, come alternativa alla bruttezza e alla pochezza umana, significa stravolgere una mentalità”, per usare le parole di De Chiara, nel saggio introduttivo alla mostra.

Al vernissage parteciperà anche Flavio Bordin, in arte Flavio Sax, il sassofonista che durante il lockdown con oltre 12 milioni di visualizzazioni sui social è diventato famoso con le sue esibizioni dai tetti degli ospedali per regalare un momento di evasione a medici, personale sanitario e pazienti, e che proprio dall’incantevole terrazza della Galleria di Palazzo Nicolaci, con vista mozzafiato sulla città, sabato sera eseguirà vari brani musicali, alcuni dei quali dedicati al grande maestro Ennio Morricone.

Evento nell’evento, la serata proseguirà con una cena di gala, accompagnata dalle magiche note del sassofono dell’artista, organizzata al ristorante Cantine Modica di San Giovanni, nella suggestiva via dei balconi più belli al mondo, i cui proventi verranno devoluti ad un’associazione Onlus, quale contributo all’azione di salvaguardia dell’ambiente. Un’idea nata proprio dal format “Musica sui tetti” dello stesso Bordin che sin dalla sua prima esibizione ha voluto affiancare alla musica un’attività di raccolta fondi.

In esposizione fino al prossimo 14 novembre, la mostra “ART IN THE BIN” porterà per la prima volta a Noto un’ottantina tra sculture, installazioni e opere pittoriche di 22 artisti, le cui opere sono state esposte in Italia e all’Estero, candidando di  fatto la capitale del Barocco,attorno cui ruota un fermento culturale di ampio raggio a diventare anche una delle sedi più interessanti dell’arte contemporanea.

Di fama internazionale, sono: Dario Agrimi, che con le sue opere spazia dalla pittura all’installazione, prediligendo anche il campo fotografico, scultoreo e video; Alessandro Cadamuro e le sue coniugazioni tra segno, suono, trasparenza e luce; Federica Cipriani e le sue tele realizzate con  carte regalo, veline e chiodi; Luigi Citarella, che dall’argilla modellata, al marmo scolpito fino alle resine laccate, crea “nature morte” dal forte impatto emotivo; Pietro DAngelo, e i suoi materiali insoliti, come graffette, viti e puntine da disegno; Antonio Delli Carri, con le sue  sculture-agglomerato, in stampa 3D, in plastica e resine; Demetrio Giuffré, che come mezzo espressivo utilizza il silicone combinato ai colori;  Paolo Greco e le sue opere diventate espressione di un vissuto e di un riuso emotivo ed intellettuale, nella dimensione dell’assemblaggio compositivo e della rielaborazione e interpretazione materica; Paolo Mezzadri, che nel suo laboratorio prova, sperimenta, incontra ed attraversa elementi concreti con elementi assolutamente visionari; Sabrina Milazzo, con le sue tele in olio di lino che ritraggono  paesaggi suggestivi; Giuseppe Negro, con la sua vocazione al recupero, rilettura e rivisitazione del passato che costituiscono gli elementi fondanti della sua ricerca; Alessandro Padovan, con la sua Screw Art, che utilizza viti autofilettanti e pittura acrilica su pannello che creano un effetto tridimensionale in un’opera scultorea e pittorica contemporanea; Hannu Palosuo, l’artista finlandese che erge a protagonista dei dipinti la quotidianità; Franco Paternostro, poliedrico, spontaneo, indagatore del bello; Gianmarco Pulimeni, la sua pittura è surrealista, sensibile e umanista  e con mano sapiente getta un’ombra molto lunga sul mondo interiore; Luisa Russo, nella cui arte convive il miracolo della pacifica coesistenza delle “ragioni del cuore” e quelle “dell’intelligenza”;  Ignazio Schifano, le cui tecniche sono legate al restauro; Tina Sgrò che esporrà due tele di grande impatto; Marco Solzi, osservatore della luce in tutte le sue forme, dipinge antichi lampadari su grandi tele di iuta, finiti per diventare tra le più intriganti opere del panorama emergente italiano; Generoso Spagnuolo, con un proprio linguaggio postespressionista, spesso minimalista e parametrico, fondato sia sulla pittura che sulla scultura; Fiorenzo Zaffina, con le sue sculture realizzate con  materiali di scarto, lattine cassette VHS, plexiglas, perfino tubi idraulici.

E poi, c’è l’emergente Federico Nocera, “una grande risorsa per l’arte contemporanea”, promette la curatrice che ha fortemente voluto il giovane artista di Melilli nella Collettiva che si aprirà ai suoi visitatori come un cantiere dinamico, proiettato verso il futuro che ospita contaminazioni, intuizioni e materiali tutti da esplorare.

Gli artisti:

Dario Agrimi

Artista eclettico, nato ad Atri in Abruzzo nel 1980, opera nel campo dell’arte contemporanea con creazioni di carattere concettuale dall’età di 18 anni.  Nel suo studio, un ex capannone industriale, realizza opere spaziando dalla pittura all’installazione prediligendo anche il campo fotografico, scultoreo e video. Le sue ultime sperimentazioni sono il frutto di una ricerca maniacale volta alla perfezione, mette in scena un iperrealismo che amplifica le emozioni e riduce la distanza tra realtà e finzione. Ha partecipato a numerose esposizioni collettive e personali in gallerie e istituzioni di varie città, in Italia e all’estero, tra cui la 54°esposizione internazionale d’arte Biennale di Venezia . Recentemente è stato ospite, con diverse mostre tra cui una mostra personale, presso la Fondazione Museo Pino Pascali.  Ha collaborato con una nota multinazionale inglese per la realizzazione della campagna pubblicitaria del 2014. La stessa campagna ha goduto di visibilità mondiale . Negli ultimi mesi è stato impegnato in diverse fiere internazionali d’arte contemporanea in Europa. Alcune sue opere sono presenti in importanti collezioni d’arte sia di privati che di istituzioni italiane ed estere. Il suo ultimo progetto “Sinonimi e Contrari” mira a presenziare negli spazi espositivi più importanti e conosciuti del pianeta. Solo nel 2017 le opere di questo progetto sono apparse alla 57° esposizione internazionale La Biennale di Venezia, Palazzo Grassi, Punta della Dogana, Guggenheim Museum di  Venezia e al museo Mambo di Bologna. Da diversi anni espone in gallerie e musei internazionali.

 

Alessandro Cadamuro

Artista, poeta e performer veneziano (1958). Dall’acqua lagunare alla trasparenza del vetro: identità, memoria, viaggio, ma soprattutto Vetro, come elemento intermediale alle sue opere. Formazione: Liceo Artistico, Accademia di Belle Arti di Venezia. Ha operato negli studi e fatto parte degli artisti di Palazzo Carminati “Opera Bevilacqua La Masa” di Venezia. Nel 1980 ha fondato il manifesto “VetroCantore” e “Poevetri”: la coniugazione tra segno, suono, trasparenza e luce. Dalle Vetroscritture alle vetroinstallazioni, dalle performances agli happenings, dalle vetropoesie a palinsesti scenici (interni/esterni), dalle riprese filmiche e video, a immagini ritrattate, reincise, graffiate su vetro, in un magma continuo di eventi. Alessandro Cadamuro usa segnare, incidere, scalfire, percuotere, infrangere e assemblare vetri, ma anche altri materiali trasparenti e/o semitrasparenti: plexiglass, resine, gomme, siliconici, plastiche, metalli, elementi elettromagnetici, di amplificazione sonora, luminosa e ready made. Collabora con la rivista internazionale di poesia “Zeta” di Udine aderendo a numerosi progetti collettivi, fa inoltre parte del Cinema Indipendente Italiano. Dallo sciogliersi dell’acqua ai vetri, e viceversa ancora, ancora una volta. Sue opere si trovano in collezioni pubbliche e private, in Italia e all’estero.

Federica Cipriani

Luigi Citarella

Nato a Palermo 1981. Il suo percorso fin dagli inizi sente una innata predisposizione verso la materia. Nelle aule della scuola di scultura dell’Accademia di Palermo cresce a stretto contatto con grandi maestri. Con gli anni di studio, le sue solide basi si sono arricchite, aprendosi ad una armoniosa unione tra la sua formazione tradizionale e un pensiero sempre più rivolto verso i linguaggi della contemporaneità. Recentemente ha partecipato alla 56° Biennale di Venezia .Dall’argilla modellata, al marmo scolpito fino alle resine laccate, Luigi realizza delle ”nature morte” dal forte impatto emotivo. Animali morti ,dei quali è stato fatto un calco perfetto, preciso nella resa del dettaglio, impressionante in questo bianco congelato che ne eternizza le forme. Su vitelli, teste di mucca, pelli di suino, polli e galline, cola il gesso liquido, facendoli diventare monumenti all’immortalità, bloccandoli nel loro ultimo sospiro vitale. In realtà nelle forme riprodotte senza vita, si esalta ancora la bellezza del creato, confermando la grandezza dell’arte di restituire il disegno della vita, superandone per sempre il suo limite temporale. Attualmente impegnato nel progetto Korbàn: corpi di animali e fiori, forme e colori diventano un unicum nella trasparenza della resina. La sofisticata ed elegante bellezza dei fiori si contrappone alla drammaticità della morte esorcizzandola, quest’ultima infatti si fa vita, rifiorisce.  La ricerca di Luigi Citarrella apparentemente orientata a stupire e scandalizzare il fruitore attraverso una teatralità quasi barocca, racconta la sacralità del sacrificio dell’uomo a Dio e il suo valore  eterno.

Pietro D’Angelo

Scultore figurativo, nato a Palermo, nel 1974 . Ha imparato a scolpire terracotta , resine e bronzo a partire dall’età di 12anni. Nel 1992 ha conseguito il diploma di maturità presso il ” Liceo Artistico di Palermo “, nel corso degli anni ha anche imparato a scolpire il marmo. Nel 2005 si diploma presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna in Scultura con il massimo dei voti. Da questo momento in poi ha lavorato producendo sculture esposte in diversi spazi d’arte. Ispirato da artisti come Tony Cragg e David Mach , Pietro ha trovato il proprio stile utilizzando materiali piuttosto insoliti per le sue creazioni, come graffette, viti e puntine da disegno. Questi oggetti anche se non sono stati utilizzati nel loro contesto abituale, non hanno perso la loro funzione originaria – così le graffette vengono agganciate, le viti avvitate e le puntine da disegno sono riposte una acconto all’altra, e così via. L’artista si fa ispirare dalla natura e dalla quotidianità ed è in continua ricerca di oggetti da sperimentare per le sue prossime sculture. L’oggetto, qualunque esso sia, viene assemblato, manipolato, accumulato e maneggiato per dare vita ad opere in cui la scultura tende a superare il proprio limite creando illusioni ottiche ottenute a causa dell’ambiguità tra visibile e invisibile, pieno e vuoto, pesante e leggero. All’inizio, Pietro ha creato sculture con graffette zincate acquistate presso negozi di forniture per ufficio, ma ora l’artista utilizza quelle in acciaio inox realizzate appositamente per lui da Leone Dellera una fabbrica che produce graffette. Di solito per fare una figura a grandezza naturale, utilizza tra 10 mila/12 mila graffette ed impiega circa 2/3 mesi di lavoro a secondo della grandezza dell’opera.

Antonio Delli Carri

 

Demetrio Giuffrè

Nasce a Reggio Calabria nel 1973 e si diploma in “Architettura ed arredamento” presso l’I. S. d’Arte A. Frangipane di Reggio Calabria. Nel 2000 presso l’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria si diploma nel corso di Decorazione. Nel 2004 consegue un secondo diploma di maturità presso l’Istituto V. Gerace di Cittanova in “Arte della grafica pubblicitaria e fotografia”. Nel 2005 si specializza in “Arti visive e discipline per lo spettacolo”, presso l’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria. Dal 2006 al 2011 è docente di “Tecniche grafiche speciali”, presso l’Accademia di Belle Arti “Fidia” di Vibo Valentia.

Nel 2010 si abilita in “Arte e immagine” ed in “Disegno e storia dell’arte” nel Biennio di II liv. ad indirizzo didattico, finalizzato alla formazione dei docenti, presso l’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria. Come mezzo espressivo utilizza il silicone combinato ai colori. Con le spatole crea “materia” in rilievo, lucida ed a tutto tondo, forme plastiche uniche. Materia che modella e piega a suo piacimento, sia in fase di esecuzione, sia quando asciugata. Infine raccoglie e piega l’opera fino a staccarla dal supporto, rendendo bidimensionale il risultato finale, dandogli una nuova identità.

Paolo Greco 

Nasce a Catania, nel1958.Dopo varie esperienze di formazione e iniziazione che lo hanno condotto a vivere in diversi luoghi, dalla Sicilia a Bologna e da Catania in Brasile andata e ritorno, negli anni Novanta si stabilisce a Floridia, una cittadina della provincia di Siracusa, dove attualmente vive e lavora.

Artista autodidatta, ha sviluppato una personale poetica attraverso un lungo percorso di ricerca, in cui l’arte è diventata, in età matura, una nuova condizione di rinnovamento materiale e spirituale.

Ha iniziato, per gioco e per passione, ad  interpretare i segni di un destino vissuto ai margini, lungo una linea di confine psicologica, tra finzione e realtà, di esasperazione esistenziale che lo ha condotto a ripensare e riprogrammare l’esistenza di una vita caratterizzata da troppi incidenti di percorso, in cui il regolare e l’irregolare, il dolore e l’alienazione, il rifiuto e la solitudine hanno rappresentato successivamente un’esperienza oggettiva di sperimentazione e  manipolazione artistica e simbolica.

Il Cinema e la Cultura on the road, gli anni Sessanta e le Neo Avanguardie di derivazione New Dada, il Nouveau Realisme e la Pop Art lo hanno condotto ad esplorare la relazione con il mondo interiore ed esteriore. I mezzi e i modi non tradizionali nella sua pratica artistica, con i materiali desunti dalla realtà e dall’industria, sono così diventati espressione di un vissuto e di un riuso emotivo ed intellettuale, nella dimensione dell’assemblaggio compositivo e della rielaborazione e interpretazione materica.

Hannu Palosuo

Nasce nel 1966 a Helsinki in Finlandia. Ha vissuto a Stoccolma e Berlino. Nel 1989 è a Roma, con una borsa di studio, dove frequenta la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi “La Sapienza” con l’indirizzo di “Storia dell’Arte Moderna” e l’Accademia Statale di Belle Arti. Dopo qualche anno si è trasferito stabilmente a Roma dove vive e lavora. Numerose sono le esperienze di lavoro artistico in Europa. Ha partecipato alla Biennale di Venezia del 2009 su invito della Repubblica Araba-Siriana realizzando “None of them is the truth”, un’installazione pittorica che ha ricoperto l’intero spazio a lui dedicato nell’intento di “inghiottire” lo spettatore all’interno del lavoro stesso. Palosuo diventa artefice di una moderna figurazione che rivela come una tematica ricorrente possa risultare di assoluta attualità. Sull’evocazione della memoria e del ricordo, l’artista erge a protagonista dei dipinti la quotidianità, con toni contrapposti ma concordanti per evidenziare il positivo e il negativo dell’immagine, la sua presenza e il suo vuoto. Partecipa al Biennale di Venezia anche nel 2011 e 2013, al Cairo Biennale nel 2010 ed al Bienal de Curitiba in Brasile nel 2017 e 2019. Ha portato la sua arte in giro per il mondo.

Paolo Mezzadri

Classe ’66, Cremona. Dopo una lunga esperienza lavorativa nell’azienda di famiglia, nel 2010 decide di intraprendere un percorso nuovo e sicuramente molto creativo ed apre prima MyLab Design ed in seguito Metallifilati. Come recita il nome stesso dell’azienda ” il sogno” è di poter realizzare, vivere e condividere emozioni partendo dalla semplicità del gesto… il gesto di un laboratorio mentale (e non solo), dove provare, sperimentare, incontrare ed attraversare elementi concreti con elementi assolutamente visionari. Partecipa ad Euroflora e al Salone Nautico di Genova con elementi d’arredo ed oggettistica, al MACEF, al Fuorisalone di Milano e ad Home Garden di Milano, con oggetti che si caratterizzano per varietà di proposta. Realizza per il gruppo IMPREGILO, il segnalibro in occasione della presentazione del tracciato della nuova tangenziale esterna di Milano; ha esposto a Febbraio 2012 all’evento “Arte Cremona”, nel 2013 alla manifestazione “Arte Piacenza” e ultimamente alla mostra di “Arte Accessibile” di Milano. Ha collaborato con il comune di Paratico e i suoi “Giocolieri” ora arredano lo splendido lungo lago. Nel novembre 2014 si è tenuta la sua prima mostra personale negli spazi della Fondazione San Domenico di Crema. Dal 1 maggio al 18 ottobre 2015 partecipa a Summer Art, presso il JW Mariott Venice Resort & Spa sull’Isola delle Ros,e nella laguna di San Marco a Venezia – Progetto Venezia 2015: Sculture nel Parco (mostra collettiva). Paolo Mezzadri ha partecipato con alcune opere all’VIII Biennale di Soncino, dal 29 agosto al 20 settembre 2015. Le sue opere sono esposte in modo permanente negli spazi di una vecchia Filanda a Soresina (Cr). Dal 10 Ottobre all’8 Novembre 2015 ha partecipato alla mostra Real Visuali a Savona. Dal 3 al 15 Dicembre 2015 ad URBAN HUB COLLECTIVE : “Please leave your world here” alla Fabbrica del Vapore, a Milano. Dal 12 al 14 Marzo 2016 ad ARTE Cremona, fiera d’arte contemporanea e moderna. Dal 22 al 30 Ottobre 2016, “Situazioni Contemporanee”, a Villa Tasca, Brembate (Bg). Dal 26 Ottobre al 28 Novembre 2016, “Talk is Cheap”, presso Spaziocorsocomo9, a Milano. Dal 11 al 13 Marzo 2017, “Arte Cremona 2017”. Sarà presente alla Biennale di Soncino anche per il 2017, la IX edizione. Cecina  il peso delle cose dal 25 Agosto al 23 Settembre 2017. Parma 360 Festival dal 6 Aprile al 19 Maggio 2019.

Sabrina Milazzo  

Diplomata in pittura all’Accademia delle Belle Arti, è nata nel 1975 a Torino. Diplomata in Pittura all’Accademia delle Belle Arti, dal 2003 inizia la sua carriera espositiva, partecipando a fiere nazionali come MiArt e ArteFiera Bologna. La sua ultima mostra personale è stata quest’anno, dal titolo Melting POP, a cura di Alessandra Redaelli, alla Galleria PUNTO SULL’ARTE di Varese. Ha partecipato a mostre collettive in gallerie private e spazi pubblici in Italia e all’estero (Madrid e Barcellona). Nel 2013 il suo lavoro è stato presentato ad ArtStays 11, festival Internazionale di Arte Contemporanea a Ptuj, Slovenia. Le sue gallerie di riferimento sono PUNTO SULL’ARTE e LIQUID ART SYSTEM. Vive e lavora a Torino.

Giuseppe Negro

Catanzaro, 1974. Ha compiuto studi artistici. È docente di Decorazione presso l’Accademia di Belle Arti di Bari. Opera nel campo della sperimentazione visiva, collaborando con musei, gallerie e fondazioni d’arte. Vocazione al recupero, rilettura e rivisitazione di quanto attiene al passato sono gli elementi fondanti della sua ricerca, una sorta di metodologia nella sua complessa operazione artistica, che si sostanzia della necessità di far rivivere la memoria sopita dal tempo e minacciata dall’oblio. Le sue opere sono presenti in musei, collezioni pubbliche e private, tra cui: Museo MAON di Rende (CS); Patrimonio dell’Accademia di Belle Arti di Catanzaro; studi di Museo-Centro Olevano Romano (RM);  Fondazione Volume di F. Nucci; Fondazione Rocco Guglielmo.

Federico  Nocera

Alessandro Padovan

(classe 1983), autodidatta e diplomato Perito Meccanico, ha dato inizio alla sua arte formando un duo artistico dal nome Drill Monkeys Art Duo nel 2012 e poi ha proseguito autonomamente da gennaio 2017. E’ un’avventura che lo ha visto operare con una tecnica alternativa: viti autofilettanti e pittura acrilica su pannello.

Una strada che si inserisce nella necessità di dare tridimensionalità alle opere e di sconfinare ironicamente tra la scultura e la pittura. Le viti infatti sono poste a diverse profondità e formano piani diversi attraverso i quali le figure prendono forma.

La tecnica della Screw Art è una tecnica non molto conosciuta, l’obiettivo principale è di far conoscere questo tipo di arte. Negli ultimi anni Alessandro è riuscito ad essere presente in Gallerie, Case d’asta, Fiere d’arte in Italia e all’estero e ad Eventi di Gala importanti di Beneficienza. L’originalità di questo lavoro è ovviamente la tecnica e l’effetto tridimensionale che si ottiene avvitando delle comunissime viti in varie profondità che dipingendoci sopra si trasforma in un’opera scultorea e pittorica contemporanea.

Franco Paternostro

Di origini calabrese, tutt’oggi vive e sperimenta la sua ricerca a Cosenza, città natia.

Poliedrico, spontaneo, indagatore del bello. Dopo una intensa fase di studi e sperimentazioni, intervallati da un approfondimento dedicato al settore dell’arte orafa e gemmologica, attualmente si concentra nella indagine di una tecnica del tutto personale. Nascono opere di chiara derivazione informale e spazialista ma che raccontano di una evidente matrice identitaria. In realtà il lavoro di Paternostro lambisce più declinazioni artistiche inaugurate negli anni Cinquanta. Una ricerca che guarda all’opera d’arte quale risultato di un processo creativo fine a se stesso, immune da un valore formale e che si esaurisce con l’atto stesso della realizzazione. Un artista contemporaneo che sintetizza un profondo bisogno di tradurre in arte la precarietà del nostro tempo. E lo fa scegliendo un materiale “apparentemente” fragile come la carta che, sottoposta ad un processo di lavorazione e pigmentazione, assume potenzialità inedite dando luogo a risultati di notevole impatto visivo-emozionale.

 

Gianmarco Pulimeni

Nasce come artista Body Painter e si forma alla Accademia delle Belle Arti di Reggio Calabria. Nel 2001 il Comune di San Giorgio Morgeto gli riconosce il primo posto, al concorso di pittura, all’opera “Giorno e Notte”. Nel 2005-2006 porta in scena “La Sartoria delle Sciarpe”, prima a Messina con la Fondazione Amici della Sapienza nel Palazzo del Comune e poi a Taormina con l’Associazione Dyonisos presso il Palazzo Duchi di santo Stefano. Nel 2007 partecipa con “I Busti” presso la Chiesa di Santa Maria Alemanna a Messina. Nel dicembre 2009 ha luogo l’esposizione fotografica, “Volti Mascherati”, nella Sala Museale della Biblioteca Nazionale di Cosenza; e replicata, nel 2010, presso la libreria UBIK. Nel 2009 nasce il gruppo Tila, in cui Pulimeni insieme alla fotografa Maria Concetta Policari, unisce opere, installazioni e body art allo scatto fotografico lavorando a vari progetti artistici. Il Duo Tila riceve, nel dicembre 2010, a Messina il riconoscimento artistico “Giordano Bruno” presso l’Accademia Internazionale Amici della Sapienza Onlus e riscontra favorevoli consensi con “I Giorni Del Papa” a Milano, al Cenacolo di Bagutta; viene premiato alla XXX edizione del Premio Firenze 2012, con una fotografia del progetto “Identità Sociale 2009”; già esposto a Roma, nell’anno 2010, presso la Galleria “L’Acquario”. Il progetto “Geishe” riceve, a Ragusa, il riconoscimento all’arte e alla cultura “Premio Donnafugata 2010”. Nel luglio 2014 espone con una personale, “Le mie Venezie”, nella sala Giovanni Di Giovanni della Biblioteca Comunale di Taormina; ed è presente al Fuori Salone di Milano con l’opera “ Una valigia…on the road”. Nel 2015 è presente alla mostra collettiva, organizzata dall’Associazione “In-flusso”, con “Guerra e Pace” al Castello Melegnano di Milano; nello stesso anno, viene premiato al Primo Festival Internazionale della Multimedialità e dei Linguaggi Performativi Contemporanei. Nel 2016 gli viene riconosciuto il primo posto alla biennale Aspromonte a Colori con “La Giostra” presso Villa Rossi. Nel 2018 viene premiato al concorso nazionale “Geni Comuni” al Museo Del Presente di Cosenza e viene premiato al concorso nazionale “Premio Arte Novara” , presente già sulle riviste “Juliet Art Magazine” e su “Arte Contemporanea News”.

Luisa Russo

è una giovane artista che, fin dagli albori della sua ricerca, si è interessata prima al graphic design e successivamente alle dinamiche costruttiviste, nel tentativo di esplorare nuove possibilità creative, sia negli aspetti formali che in quelli tecnici, operativi, speculativi, di materiale e di contenuto, in cui il legame tra “arte e tecnologia”, o “arte e scienza”, è sempre un rapporto difficile da decifrare.

Circa la “legittimità” di nuovi strumenti e tecnologie nel campo dell’arte e della creatività, quest’artista riaccende il dibattito con una sua sorprendente identità: osservare, analizzare, costruire un’ipotesi. In altre parole, sa come creare collegamenti, tra “idea e costruzione dell’idea” in relazione a materiali, tecnologie e informazioni disponibili, dove “la geometria e l’umano” e “idea e poesia” si relazionano nella loro complementarità.

Partendo dal presupposto che nella realtà niente è definito o definibile, la sua ricerca rappresenta lo spirito razionalista che partendo da principi fondamentali, intuitivamente o sperimentalmente identificabili – come gli assiomi della geometria, o i principi della meccanica e della fisica – cerca attraverso un processo deduttivo di poter sviluppare nuovi problemi e cercare nuove soluzioni estetiche: dove niente è affidato alla casualità della improvvisazione. Persino l’irrazionalità è guidata dalla compattezza della “forma”, per cui anche la materia che costituisce l’opera diviene stratificazione cosciente di stati d’animo diversi: così nelle opere di Luisa Russo convivono il miracolo della pacifica coesistenza delle “ragioni del cuore” con le “ragioni dell’intelligenza”, secondo l’inedita fede dell’autrice nella coerenza tra coscienza estetica e coscienza etica. Nelle sue analogie e corrispondenze scientifiche, l’opera per lei si trova sulla soglia non solo del mondo fenomenico, ma anche di un approccio di ricerca basata e spiegata attraverso le sue proprietà e i suoi elementi costitutivi.
Pur cercando di portare avanti una ricerca che non sia solo una sorta di gioco ottico-visivo, dove le dinamiche della costruzione dell’opera suscitano una razionale partecipazione emotiva dello spettatore, l’opera è “forma” che si fa “struttura” – “contenuto e contenitore”: il loro funzionamento conduce a un processo di trasformazione che non porta necessariamente al “diverso”, ma alle mutazioni dell’opera in relazione alla percezione di essa, anche oltre il suo spazio, lo spazio che occupa e lo spazio che rimane fuori dalla portata della percezione dello stesso spettatore.

 

Ignazio Schifano

Nasce a Palermo. La sua formazione è legata al mondo del restauro e dell’antiquariato, difatti, la sua, è un’esperienza ventennale in questo campo. Si trasferisce a Londra dove continua I suoi studi legati all’arte pittorica e al restauro ed inizia la sua collaborazione con il rinomato Titian Studio. In Italia ha conseguito la qualifica come restauratore di affreschi e pitture murali. Partecipa a diverse mostre tra cui Artisti di Sicilia a cura di Vittorio Sgarbi. Alcuni dei suoi lavori fanno parte della collezione del castello di Fumone(FR), collezione MacS (Museo d’Arte Contemporanea Siciliana) di Catania, museo Rende di Cosenza e Palazzo della provincia di Cosenza. Vive a Palermo e collabora con diverse gallerie in Italia, tra cui la galleria Lombardi a Roma. Del suo lavoro si sono interessati critici e storici dell’arte, tra cui Claudio Strinati, Andrea Romoli Barberini e Anthony Molino. Tra le sue mostre personali, la mostra intitolata Iperbole curata dalla galleria Lombardi di Roma e Dentro il Cerchio presso la Camera dei Deputati di Roma nel 2016 con catalogo edito da Glifo Edizioni, e nel 2017 la mostra inaugurata a Palazzo Forcella de Seta intitolata In Giro. Le tecniche per la realizzazione delle sue opere sono svariate e legate alle molteplici tecniche del restauro.

Tina Sgrò

Marco Solzi

Autodidatta, Marco Solzi è nato a Cremona nel 1959. Alla fine degli anni Ottanta risalgono i primi approcci alla pittura che proseguono fino ad oggi. Da sempre attento alle avanguardie artistiche conosce e apprezza l’arte americana degli anni ’50 e ’60 che influenza la sua pittura degli esordi, astratta e informale. Gli esperimenti sull’armonia dei colori, sul solco di Pollock e Rothko, si affinano con il passare degli anni. Gli anni Duemila segnano un’importante svolta nella pittura di Solzi: osservatore della luce in tutte le sue forme, l’artista approda a dipingere antichi lampadari su grandi tele di iuta. Gli chandeliers finiscono per diventare una cifra stilistica, contribuendo ad affermare la sua opera tra le più intriganti del panorama emergente italiano. Sempre alla ricerca di percorsi artistici da sperimentare e approfondire, gli ultimi lavori lo vedono impegnato su lettering di matrice concettuale.

 

Generoso Spagnuolo

nasce ad Avellino nel 1977, oggi vive e lavora a Grottaminarda (AV). Artista eclettico e poliedrico, con una particolare attenzione verso la realtà circostante. Diplomatosi all’istituto tecnico commerciale, e dopo alcuni anni di studio presso la Facoltà di Giurisprudenza “Federico II” di Napoli, nei primi anni del 2000 decide di dedicarsi completamente all’ Arte. Pittore autodidatta, perfeziona il suo talento seguendo dei corsi di figura dal vero e di pittura.  L’inizio della sua attività artistica è caratterizzata dalla realizzazione di miniature, (da sempre appassionato) e da acquerelli che ritraevano paesaggi e scorci della sua terra (Irpinia). Nel 2006 inizia ufficialmente il periodo metafisico, di matrice surreale, che si concluderà nei primi mesi del 2012. Dopo un periodo di transizione, nel 2014 inizia quello che Spagnuolo chiamerà “nuovo periodo”. Questa nuova fase sarà caratterizzata da una intensa attività di ricerca e sperimentazione. L’utilizzo di supporti e materiali diversi, associati allo sviluppo di nuove tecniche pittoriche, consentono a Spagnuolo di svincolarsi da correnti precostituite e di maturare un proprio linguaggio, postespressionista, spesso minimalista e parametrico, fondato sia sulla pittura che sulla scultura, spesso realizzata con materiali di “scarto”. Oggi, la difficoltà di racchiudere l’operato artistico in una determinata corrente pittorica, testimonia l’unicità dello stile maturato.

 

Fiorenzo Zaffina  

Nato a Lamezia Terme. Vive e lavora a Roma. Dopo aver frequentato il liceo artistico si iscrive alla Facoltà d’Architettura e continua gli studi presso l’Accademia di Belle Arti e la Scuola Libera del Nudo. Diverse mostre personali in Italia caratterizzano il suo percorso prima di oltrepassare il confine italiano con una mostra a Lione. E’ invitato al 44° “Premio Michetti”. Prende parte al “Premio Marche”(1993). Nel 1995 partecipa alla Rassegna  “INCANTESIMI” a Bomarzo e ”interviene” nel muro esterno di Palazzo Orsini. A Zaffina viene assegnato l’unico premio della rassegna. E’ invitato dal gallerista Fabio Sargentini a “L’Attico”, nell’ambito della rassegna MARTIRI E SANTI. É presente alla XIII biennale d’arte di Penne, ”Tempi ultimi”. Partecipa alla biennale d’arte contemporanea di Alatri, alla mostra “OFFICINA ITALIA, Rete Emilia Romagna”, curata da Renato Barilli e organizzata dalla Galleria d’Arte Moderna di Bologna. Nel 1999 è alla Galleria Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma (attuale MACRO) con l’opera “Inondazioni” nell’ambito della rassegna “Arte contemporanea. Lavori in corso”. (opera acquisita dal MACRO). Nel 2000 la grande mostra personale nel complesso monumentale del San Giovanni a Catanzaro, a cura di Tonino Sicoli e l’intervento “Eclisse” nel centro storico. L’artista entra a far parte anche della collezione del MAON di Rende (CS). Presenta all’università di LODZ (Polonia) il progetto dell’opera da realizzare su una grande parete di un palazzo nel centro storico della città. Partecipa alla mostra “NIGREDO” dove esegue un intervento nell’ex ospedale psichiatrico Santa Maria della Pietà di Roma. Nel 2010 è invitato alla mostra “Lo stato dell’arte” padiglione Italia della 54° Biennale di Venezia, Regione Calabria. “Meteorite” si intitola l’installazione a “Spazio Y” di Roma.  Nel 2016 tiene la mostra personale, “Forme del vuoto” al MAON di Rende (Cosenza), dove presenta l’ultima produzione su plexiglas. Partecipa alla biennale di Viterbo e a alla biennale di scultura di Piazzola sul Brenta (Padova). Esegue un “intervento” al MAAM di Roma. Vince la Biennale di scultura a La Maddalena. La sua opera “Monolito sardo” è collocata permanentemente al porto dell’isola. Nel 2019 è a Londra alla mostra 24 HOURS CREATING A NEW DAY.

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