Intervista a Michelangelo Balistreri, uno dei più grandi poeti viventi siciliani

Il Museo dell’acciuga è conosciuto in tutto il mondo. Oggi rendiamo omaggio ad un pesce modesto, ma pieno di vitamine!

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Una parola mi sovviene quando penso a ciò che ha realizzato la famiglia Balistreri: unicità! Infatti il Museo dell’acciuga è unico al mondo ed è annesso allo stabilimento di conserva del prezioso pesciolino e si trova all’Aspra vicino Palermo. Ci vuole raccontare la sua storia?

“Il Museo dell’Acciuga di Aspra è stato realizzato dal desiderio di me e di mio fratello Girolamo nella vecchia fabbrica di nostro padre “u Zu Battista” per raccontare ma sopratutto per custodire la memoria di un piccolo pesce” l’acciuga” una storia emozionante che comincia da una meravigliosa leggenda legata alle stelle e continua con l’incredibile racconto dei pescatori e dei salatori siciliani attraverso canzoni e poesie di mare cantate e scritte da Michelangelo Balistreri accompagnate dalle musiche dei porti del mondo del Maestro Francesco Maria Martorana che suona chitarre uniche a forma di Acciuga o costruite con delle latte antiche. La storia stanza dopo viene raccontata attraverso le pietre litografiche e tutti gli strumenti che servivano a realizzare le latte per la salagione, gli antichi strumenti utilizzati per la pesca e per la salagione. Racconta l’emigrazione dei salatori siciliani in Spagna all’inizio del 900  nei paesi.baschi.per andare ad insegnare agli spagnole le tecniche siciliane per la salagione delle acciughe. Nelle varie stanze raccontiamo l’acciuga , nell’ultima stanza l’acciuga racconta noi  la nostra vera Sicilia attraverso pezzi di antiche sardare (barche utilizzate per la pesca delle acciughe e delle sarde) logorati dal mare e dal tempo impreziositi gratuitamente dagli artisti siciliani . All’esterno un borgo marinaro realizzato con le antiche porte delle case dei pescatori cistodisce la memoria dei borghi siciliani. Il teatro della Sicilia con le sedie dei nomi degli artisti siciliani  che giornalmente tiene viva la memoria dei nostri artisti. Una stanza dedicata al regista bagherese Peppuccio Tornatore che custodisce alcune delle scenografie del film Baaria”.

Qual è il primo commento ed il più comune che fanno i tantissimi visitatori che vengono a vedere il suo Museo?

“Il museo non è prezioso perché conserva cose preziose ma diventa prezioso quando i visitatori si emozionano semplicemente guardando un antica latta o ascoltando una poesia.”

Qual è il pezzo più antico esposto nel Museo dell’acciuga?

“Le ancore litiche , arabe , romane e la prima latta delle acciughe realizzata dai famosi Florio di Favignana”

Michelangelo Balistreri è anche un poeta. Ovviamente e rigorosamente  le sue poesie sono in Lingua Siciliana. Ci potrebbe  scrivere una sua poesia che racchiude tutta la nostra  sicilianietà?

“A vuci ra me terra tu ca si luntanu e nun canusvi la me terra e ntra lu so distinu vidi sulu mafia e guerra. Tu l’ha vistu mai all’arba u suli quannu u mari l’arruspigghia e cu so caluri asciuga lu suduri di la me genti ca travagghia. Tu l’ha vistu mai u lustru ri lampari dintra li nostri cori quannu puru u duluri stancu di tuppuliari addiventa amuri. Si tu mi po diri picchi mi scrivi sulu cosi duci senza mai numinari tutti li cristi misi ‘ncruci e ti rispunnu…Tu l’ha ntisu mai a vuci ra me terra è na puisia. L’autri cosi nun fannu parti ne di la genti  ne di la terra mia.”

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Lei Michelangelo è anche papà. Che messaggi inculca ai suoi figli e che messaggio lancia con questa intervista, alle  nuove generazioni nel rispetto della terra di Sicilia?

“Di vivere con il verbo essere e non con il verbo avere. Non ci può essere un futuro se non si rispetta il passato. Di essere sempre vicino alle Forze dell’ordine.”

Si racconti come imprenditore: il mercato dell’acciuga è anche entrato in crisi come molte realtà economiche e prodotti della Sicilia? Quali potrebbero essere  le soluzioni al fine di evitare la catastrofe ed il fallimento dei prodotti tipici  della nostra terra?

“La nostra storia è stata scritta con enormi sacrifici da mio padre e mia madre che hanno sofferto tanto in quegli anni per portare avanti la nostra famiglia e la nostra ditta. È ci hanno insegnato a rispettare il duro lavoro del mare. Ci hanno trasmesso con amore le antiche tecniche siciliane per la salagione delle acciughe raccomandandoci di mantenere la qualità. Mio padre mi diceva un’acciuga per essere di qualità quando la lavori a quando la mangi deve trasmettere emozioni. E noi continuiamo a lavorare le acciughe conservando questo gusto con il giusto sale dell’emozioni, portando grazie a questo piccolo pesce  il sapore del mare di Sicilia in tutto il mondo”

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