Caterina Condoluci, la scrittrice chiamata “due cuori”: la Calabria e Treviso

Caterina Condoluci: “Sono veneta d’adozione ma calabrese di nascita, legata, quindi, alla mia terra d’origine ma anche a Treviso dove si è svolta la mia vita lavorativa e, anche, in buona parte, affettiva.”

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Caterina, Treviso è la città dove vive e dove lavora. Certamente in tutti questi anni
con i suoi libri cosi’ interessanti e notevolmente profondi, ha reso la sua città ancora più ricca di cultura. Il suo excursus come scrittrice?
“Sono veneta d’adozione ma calabrese di nascita, legata, quindi, alla mia terra d’origine ma anche a Treviso dove si è svolta la mia vita lavorativa e, anche, in buona parte, affettiva. Continuo ad essere legata ad entrambe le realtà per motivi evidentemente diversi. “E venne chiamata due cuore”, così mi sento. Rimango legata moltissimo al mio
ambiente d’origine con il sole e il mare che mi scaldano il cuore, amo le Dolomiti che mi regalano emozioni intense simili al ‘mio mare’, e alle città ricche d’arte; come non apprezzare Palladio, nato a Padova, ma che arricchisce Vicenza e il Veneto nel Rinascimento con le sue architetture, e, per rimanere a Treviso e provincia, Canova, il re del Neoclassicismo nell’arte, ‘il nuovo Fidia, che con la sua scultura e pittura da Possagno ha varcato i confini in America, già ai suoi tempi, e Giorgione, Cima da Conegliano, Lotto, per ricordarne solo alcuni”.

Che messaggi vuole dare ai lettori con il suo libro dal titolo: “ Uomini e donne oltre la siepe”?
“Uomini e donne oltre la siepe”, editore Palombi, Roma 2015, è un romanzo, uno spaccato del mondo contemporaneo, una sorta di commedia umana, che vede voce narrante e protagonista, dentro e fuori la storia, Margherita che tale si manterrà nel romanzo “Ritorno a Pellekinos” e nella raccolta di racconti “Storie di donne tra narrazione e realtà”.
“Uomini e donne oltre la siepe” vuole cogliere, attraverso la descrizione della società contemporanea, il nostro momento storico, la confusione dei ruoli e indicare nuove strade da percorrere per un rinnovato equilibrio del vivere”.

Di cosa parla il suo nuovo “figlio letterario” dal titolo: “Storie di donne tra narrazione e realtà ”lo consiglierebbe alle giovanissime?
“Il mio nuovo libro è “Storie di donne tra narrazione e realtà, editore Bertoni, Perugia 2020. sette donne sono i personaggi del nuovo libro. In sette racconti, di cui uno lungo, Margherita, protagonista e narrante, coinvolgente e discreta, segue con attenzione e con fermezza, raccontando le loro storie, varie e ricche di vicissitudini, che ci portano in punta di piedi ma con fermezza a scoprire, attraverso le loro esistenze, situazioni problematiche e urgenti.
Ogni storia è preceduta da una poesia di due valenti poeti, che si alternano, rendendo ancora più emozionante il racconto. Il libro si divide in due parti: nella prima ci sono sei storie più una, finale, originale per forma e contenuto.
La seconda parte comprende interventi di emeriti esperti, che scrivono su ogni tematica emersa nei racconti, dal punto di vista scientifico o testimoniando la loro esperienza in tale contesto.
Nella seconda parte, interviene anche un giornalista cinematografico con una scheda filmica di qualità che aiuta a guardare con completezza le situazioni descritte.
Lo consiglio a tutti, particolarmente alle giovani, principalmente il settimo racconto, dove, attraverso alcuni argomenti si offre una riflessione sulla situazione femminile attuale, per avere consapevolezza dei diritti delle donne e per ricercare una nuova Venere del futuro senza rischiare di perdere le conquiste ottenute troppo recentemente”.

img2Con il suo libro “ Ritorno a Pellekinos, lei Caterina, racconta di lotta… e di un bambino simbolo della stessa…commenti?
“Ritorno a Pellekinos” è un romanzo dal sapore di giallo, che, attraverso l’analisi dei personaggi, entra in problematiche estreme della nostra società, primo fra tutti la devastazione ambientale, risultato della nuova ideologia, il profitto a tutti i costi, che causa una corruzione sfrenata e dilagante.
La copertina del libro, opera dell’artista Dino Nicoletti, raffigura un bambino che suona un flauto doppio, strumento molto significativo, assieme al bambino, nella storia del libro. Lo strumento è tipico dell’Italia meridionale ed è costruito per i piccoli dai nonni o dai papà, quindi rappresenta continuità, condivisione, affettività, amore del fare. Il bambino ha un significato fondamentale che si dispiega leggendo il libro. Pellekinos, nome greco, è la prima meridiana greca, assume nel libro altri significati, e si materializza. Primo fra tutti quello del tempo. Invito a scoprire il resto leggendo il libro. Buona lettura e grazie per il dono dell’intervista”.

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