II vero volto di Vincenzo Bellini ricostruito da ricercatori dell’Università di Catania

Lo studio potrebbe anche essere utile a scoprire le cause della morte del celebre compositore, ufficialmente deceduto per colite ulcerosa.

Bellini maschera

Un volto più verosimile per il grande compositore catanese Vincenzo Bellini. E’ il risultato dello studio, dal titolo “A method for similarity assessment between death mask and portraits through linear projection: The case of Vincenzo Bellini”, condotto da due gruppi di ricerca dell’Università di Catania: quello di Disegno e Metodi dell’Ingegneria industriale, composto dal prof Salvatore Massimo Oliveri e dai ricercatori Gaetano Sequenzia e Gabriele Fatuzzo e quello dell’“Image Processing Laboratory” (Iplab), composto dal prof. Filippo Stanco con i ricercatori Dario Allegra e Filippo Milotta.

Delle vere e proprie indagini che potrebbero anche far luce su un misterioso “cold case”: la causa della morte del celebre compositore avvenuta nel 1835 a Puteaux, in Francia. La versione ufficiale, infatti, parlava di decesso per infezione intestinale, ma alcuni storici hanno ipotizzato una morte per avvelenamento. Re Luigi Filippo ordinò l’autopsia e l’imbalsamazione del corpo dell’artista. Fu il professor Adolphe Dalmas ad occuparsi dell’esame e a giungere alla conclusione di un decesso per colite ulcerosa. Parte da questo risultato autoptico il lavoro dei ricercatori dell’Ateneo catanese, in particolare da alcune maschere che raffigurerebbero il volto del Bellini: la prima realizzata dallo scultore Jean Pierre Dantan al momento dell’autopsia, altre due derivanti da essa e un’ultima realizzata nel 1876 in occasione della seconda imbalsamazione.

I ricercatori del gruppo di Disegno e Metodi dell’Ingegneria industriale hanno applicato tecniche di antropologia virtuale sulle maschere dimostrando incongruenze con il referto autoptico. Se ad essere valido fosse quindi il referto del Dalmas, le maschere sarebbero quindi incompatibili con il volto del musicista, pur essendo riconducibili ad uno stesso volto; se, invece, le maschere fossero effettivamente del Bellini allora ad essere inattendibile sarebbe proprio l’analisi autoptica del prof. Dalmas. Da questi esiti hanno preso spunto le altre indagini del gruppo di Informatica catanese che ha sviluppato un software ad hoc per la comparazione tra la maschera mortuaria in cera presente all’interno del museo Belliniano a Catania e 14 ritratti del compositore realizzati da artisti dell’epoca. Il software chiamato “Image Mark Pro“, ha permesso ai ricercatori di individuare in ogni ritratto 16 landmark, ossia punti chiave antropometrici; questi sono stati successivamente analizzati e comparati con i relativi landmark individuati sulla maschera per assegnare un punteggio di compatibilità ad ogni ritratto.

Il punteggio più alto tra i 14 quadri analizzati è stato assegnato all’opera del maestro Angelo D’Agata, che è risultata quindi la più simile al vero volto del Bellini. Copia di tale quadro è attualmente conservata nel “Museo dei Saperi e delle Mirabilia siciliane” al Palazzo centrale dell’Università di Catania. Lo strumento rende infatti possibile inserire dei punti chiave su immagini bidimensionali, come i ritratti, e si dimostra un mezzo utile per campi anche molto diversi tra loro quali, medicina o ingegneria. Il risultato finale della ricerca è stato dunque la ricostruzione in 3D del possibile vero viso di Vincenzo Bellini. Secondo queste conclusioni, inoltre, ad essere inattendibile sarebbe proprio il referto autoptico ufficiale e ciò potrebbe aprire nuovi sviluppi sulle cause della morte del Bellini.

“Siamo soddisfatti per aver aggiunto un tassello alla ricerca storica sul Bellini, un personaggio molto ammirato e amato a Catania e dai catanesi – ha commentato il prof. Stanco -. Ci piace molto l’idea che adesso si possa ammirare il quadro esposto nel nostro museo sapendo che è molto simile al vero volto del compositore. L’aver validato la somiglianza tra alcuni ritratti e il vero volto del nostro grande concittadino, servendoci di metodologie informatiche, conferma le potenzialità della tecnologia a supporto dei Beni culturali”. In futuro si procederà con studi antropometrici del teschio di Bellini, conservato all’interno della cattedrale e si potrà effettuare una ancor più accurata ricostruzione 3D del volto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Codice di verifica *