Gradevole “Annata ricca massaru cuntentu” al teatro Metropolitan di Catania

Protagonisti Bruno Torrisi, Alessandro Idonea e Carmelo Caccamo con l’intrervento musicale del M° Davide Sciacca nell’adattamento del noto testo di Martoglio. 

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Per il cartellone “Una stagione a quattro stelle, Gilberto Idonea” si tennero, il 15 e 16 febbraio, al teatro Metropolitan di Catania, le recite di “Annata ricca massaru cuntentu”, commedia in lingua siciliana vernacolare in due atti di Nino Martoglio.
La compagnia che ha portato sabato e domenica in scena il classico testo martogliano è stata composta da Bruno Torrisi, da Alessandro Idonea e da Carmelo Caccamo, nei ruoli dei protagonisti, oltreché da Chiara Barbagallo, Massimo Carbonaro, Luciano Fioretto, Federica Fischetti, Giancarlo Kori, Giovanna Mangiù, Loredana Marino, Luigi Nicotra, Angela Sapienza, Chiara Seminara, Nino Signorello e il musicista Maestro Davide Sciacca; regìa di Federico Magnano San Lio.

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Il testo è l’ultimo della amplissima produzione letteraria e teatrale del giornalista e commediografo nonché poeta e uomo libero, Nino Martoglio, finito nell’anno 1921: lo stesso della tragica morte dello scrittore, in una tromba d’ascensore del reparto pediatrico “Costanza Gravina” dell’Ospedale Vittorio Emanuele di Catania, in circostanze tragiche. Il testo è stato recitato in quasi cento anni, dai migliori attori del teatro siciliano ed italiano, da Angelo Musco a Michele Abbruzzo a Giovanni Grasso jr fino a Ciccino Sineri e lo stesso Gilberto Idonea scomparso nel 2018, di cui il figlio Alessandro è il continuatore.
Ha senza dubbio contribuito alla conoscenza della lingua vernacola siciliana nel mondo – non si dimentichi che Martoglio con la sua Compagnia Drammatica Siciliana girò il mondo negli anni Dieci del Novecento sin nell’America del sud, con primi attori oggi leggendari quali Giovanni Grasso, Virginia Balistrieri, Rosina Anselmi e lo stesso Musco, operando anche da pioniere nel campo della cinematografia nazionale – ed è un classico del repertorio dialettale, per la ricchezza scintillante del testo forbito di termini antichi e affondanti le radici in una Catania della fine del XIX e inizio XX secolo, allorché il giovane Martoglio, “malpassòto” trapiantato nella città etnea dopo il lungo corso marinaro, duellava per motivi sentimentali e politici (il suo settimanale satirico “D’Artagnan” era il più seguito, e temuto, dalla politica conservatrice dell’epoca, anche perchè le posizioni a volte estreme di Nino, lo misero in contrasto con i maggiorenti dell’epoca) e battibeccava con chi non aveva a cuore il progresso civile e dell’Arte : non a caso, fu amico e sodale del Sindaco Peppino De Felice nonché del nume tutelare della Poesia scientifica e moderna dell’epoca, Mario Rapisardi – pur mantenendo buoni rapporti con l’avversario di lui, e’ vittorioso’ nel campo italico, Giosue Carducci -.
In questa tempèrie storico culturale si deve ascrivere “Annata ricca” portata in scena con attenta disamina e divertente competenza e maestria da Bruno Torrisi e Carmelo Caccamo, quest’ultimo nei panni di Massaro Filippo, spesso protagonista della scena. Col suo imponente personaggio, Caccamo in tale veste si libera della immagine popolaresca che lo contraddistingue per cimentarsi in un repertorio classico che gli è certamente più congeniale e lo definisce nella sua personalità attoriale con molta nettezza, tra luce e tenebra. Importante e più che significativo l’intervento sostanzialmente musicale del Maestro e insegnante di chitarra negli istituti statali, Davide Sciacca, che ha accompagnato lo svolgersi del testo con brillanti interventi chitarristici sia sul palcoscenico che dietro le quinte, tutti rigorosamente dal vivo.

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Il numerosissimo pubblico intervenuto e che ha quasi totalmente riempito il Metropolitan – il testo piace ma è importante vedere pieno il teatro (che ha una tradizione notevolissima nella rivista – e nel corteggiamento delle soubrette -: lo inaugurò Macario nel 1959 con “Tutte donne meno uno” e continuò per anni con Wanda Osiris, Carlo Dapporto, per gungere ai trionfi degli anni Ottanta con le sceneggiate di Mario Merola: per “Zappatore” e “I figli so piezz’è core” c’era letteralmente la rèssa per esserci, ne siamo diretti testimoni: altri tempi…) in occasioni di questo genere – gradì molto lo svolgersi della commedia, ambientata nelle campagne etnee, tributando numerosi minuti di applausi ai bravi attori.

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