Presepe Vivente di Custonaci: in migliaia per la 38° edizione

Un grande successo di pubblico con circa 8 mila visitatori, oltre 150 figuranti tra i quali artigiani hanno riproposto lavori e mestieri ormai scomparsi.

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A poca distanza dal mare cristallino dove, secondo la leggenda, navigò Ulisse, in una delle tante cavità preistoriche che costellano il territorio di Custonaci, piccola cittadina del Trapanese, e nel periodo natalizio tra dicembre e gennaio, si svolge, secondo i ritmi del dramma sacro che fonda le proprie radici nel Medioevo, un interessante presepe vivente, un viaggio nel tempo tra gli antichi mestieri siciliani.
Anche quest’anno un grande successo di pubblico per una manifestazione, giunta ormai alla sua 38° edizione, in pochi giorni ha attirato, nel piccolo comune in provincia di Trapani, migliaia di persone provenienti dalla Sicilia e da tutte le parti d’Italia.
In ottomila, infatti, dal giorno di Natale fino all’Epifania, hanno ammirato l’incanto della Natività all’interno della Grotta Mangiapane, uno dei più grandi eventi di valorizzazione delle tradizioni popolari.
Cifre che rispecchiano la notorietà di una rappresentazione che in tutti questi anni è riuscita ad attrarre nella “Città mediterranea del Natale” presenze numericamente importanti. Un vero e proprio set cinematografico che in scena ha offerto lo spettacolo dal vivo dei mestieri e delle tradizioni contadine siciliane ormai quasi del tutto scomparsi.
​Ed ecco la vecchia mulattiera verso il borgo di Scurati e tante altre magie, grazie al lavoro di tutta la comunità, di anno in anno alla manifestazione sono stati aggiunti nuovi elementi. Un Presepe che palpita di vita, che non è solo la rappresentazione dell’evento
religioso per eccellenza, la Natività, ma è anche la rievocazione di un mondo agro-pastorale, in uno scenario di impareggiabile bellezza. Emana forti emozioni in un contesto affascinante.
Il presepe vivente è iscritto nel registro delle Eredità Immateriali della Regione Siciliana, costituisce il più importante evento di valorizzazione della cultura, dei mestieri e delle tradizioni popolari siciliane.
“Il nostro presepe – afferma il presidente dell’Associazione culturale Museo Vivente, Leonardo Pipitone – si ispira all’arte e alla cultura contadina di fine ‘800 e tutti i personaggi indossano abiti e utilizzano suppellettili di quel periodo. Se oggi il nostro presepe e conosciuto ben oltre i confini della Sicilia, si deve all’impegno ai ragazzi dell’associazione e alle centinaia di volontari del paese – conclude -, e mi auguro che questa tradizione si possa continuare ancora negli anni a venire”.
Oltre 150 figuranti tra i quali veri e propri artigiani animeranno il presepe riproponendo lavori in parte ormai scomparsi: il ramaio, lo scalpellino, il fabbro, il maestro d’ascia, il vasaio e il cantastorie, ma anche quelli di cui ormai si è persa ogni traccia come il cunza piatta e lemma (che riparava gli oggetti in terracotta rotti) e lo zabbarinaru (che intrecciava filamenti di agave).
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Un museo etnoantropologico animato che attira nella “Città mediterranea del Natale” ogni anno mediamente circa 10 mila visitatori, per un totale di oltre 400 mila presenze, richiamando l’interesse dei media ben oltre i confini dell’Isola.

Motivo di attrazione per i turisti anche il centro storico arricchito da un fitto cartellone di eventi: le musiche dei zampognari, mostre  di artigianato e degustazione di prodotti tipici come la sfincia, dolce dalla forma di ciambellina prodotta con ingredienti semplici come farina, latte e patate e l’opportunità di visitare il Santuario Maria SS. di Custonaci e il Museo “Arte e Fede”. Soddisfatto il presidente Pipitone, per i numeri registrati in questa ultima edizione sono in linea con gli anni passati e dimostrano l’interesse sempre crescente. Un ringraziamento, in particolare, “va alle associazioni, ai volontari e a quanti si sono impegnati anche nei giorni di festa per la buona riuscita del presepe”.

L’iniziativa come sempre è stata organizzata dall’Associazione culturale Museo vivente con il patrocinio del Comune di Custonaci e del Parco archeologico di Segesta.

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