Cura del trauma nell’emergenza e resilienza

Report delle tre “Tre giornate siciliane di psicotraumatologia e psicologia dell’emergenza di Piazza Armerina.

Piazza Armerina locandina
Le Tre Giornate Siciliane di Psicotraumatologia e Psicologia dell’Emergenza, quinta edizione, organizzate dall’Associazione Psicologi per i Popoli Regione Sicilia, sono state tenute nella suggestiva struttura storica dell’ex convento di Sant’Anna di Piazza Armerina, città d’arte e cultura: un momento di alta riflessione scientifica e umana su un tema forte, toccante, difficile da approcciare, così come il dolore di chi ha perso tutto.
Un evento che Psicologi per i Popoli Regione Sicilia, Associazione Regionale di Volontariato di Protezione Civile operante nell’ambito della Psicologia dell’Emergenza per il supporto umanitario e professionale nei casi di carattere traumatico (come nel passaggio allo stato di rifugiato o richiedente asilo) ha destinato, a studenti e professionisti dell’area psicologica e medica, un momento di approfondimento tematico e confronto pratico sui temi dell’emergenza e della solidarietà.
Finalità formative e di intervento concreto, quindi, a difesa delle criticità umane: un duplice obiettivo cui il Convegno ha mirato, come sostenuto fortemente dal Dott. Giovanni Nicoletti, Presidente Associazione Psicologi per i Popoli Regione Sicilia e dalla sua équipe, le Dott.sse Vitulo Serena, Maria Arena, Nadia Monasteri, Carolina Monasteri.
“Fin dalla prima edizione, l’obiettivo delle Giornate è sempre stato quello di offrire a studenti e professionisti operanti nell’ambito delle emergenze la possibilità di approfondire le tematiche che gravitano attorno all’intervento psicologico rivolto a persone e comunità colpite da eventi critici o disastri di carattere traumatico – chiarisce Nicoletti-. Ulteriore obiettivo, costituire una rete di professionisti che possano scambiarsi esperienze e prassi operative, in direzione dell’incremento di una cultura psicologica sempre più in grado di rispondere alle necessità delle persone coinvolte in eventi critici e di chi se ne prende cura in quanto chiamato a vario titolo a intervenire sul campo”.
Trauma, resilienza, elaborazione del lutto, terapia del trauma, supporto della vittima: questi i temi centrali delle Giornate, dove non sono mancati momenti di confronto tra gli operatori, nell’ottica di implementare le prassi operative a difesa delle persone in stato di grave calamità esistenziale.
“Le tre giornate congressuali si sono concentrate sullo sviluppo delle tematiche relative alla gestione del lutto e del trauma e di come tali esperienze impattino sulla salute e sulla possibilità di attivare processi di resilienza, in direzione di quella che in psicologia viene chiamata crescita post-traumatica – continua Nicoletti – Ampio spazio è stato poi dedicato alle esperienze condotte in Italia e all’estero in occasione di incidenti o eventi calamitosi, concentrandosi particolarmente sull’aiuto ai bambini in lutto; sul sostegno psicosociale ai ragazzi e alle famiglie coinvolti in gravi traumi (caso della tragedia alla discoteca di Corinaldo); sulle metodologie di cura del trauma; sui processi ricostruttivi attivati a favore delle persone e delle comunità colpite e sul loro stato di salute mentale a tre anni dal sisma del Centro Italia. In campo umanitario, è stata poi presentata l’esperienza condotta dalla nostra Associazione in collaborazione con Terre des Hommes Italia, una ONG che si occupa di anni di offrire supporto psicosociale alle persone migranti in arrivo nel nostro Paese”. In questo scenario l’aiuto psicologico alla vittima si snoda attraverso passaggi ben precisi, coniugati alla difesa del soccorritore stesso, secondo un processo noto alla psicologia come sostegno al caregiver. “Chi è coinvolto in eventi potenzialmente traumatici, siano essi la perdita della casa o la morte improvvisa di una persona cara, un terremoto o un’emigrazione forzata, un incidente stradale o il suicidio di un familiare, ha prima di tutto bisogno di vivere la propria tragedia in condizioni che escludano la completa solitudine – conclude Nicoletti-. Lo psicologo ha come primo compito quello della vicinanza e accompagnamento delle vittime, fornendo il primo aiuto psicologico teso alla stabilizzazione emotiva e al conforto umano. Il suo compito è anche quello di evitare loro le ritraumatizzazioni derivate ad esempio dalla separazione dal nucleo familiare o da procedure burocratiche spesso insensibili o addirittura vessatorie. Una funzione importante è quella a sostegno del sistema di aiuti primari (un tetto, un pasto, cure mediche, ecc.) in modo che essi vengano erogati con modalità intrinsecamente terapeutiche.
Indispensabile infine è l’aiuto psicologico ai soccorritori stessi, esposti al dolore di chi soccorrono. Questo aspetto è forse quello più trascurato, con il rischio che l’helper, in qualsiasi ruolo esso sia, possa diventare a sua volta una vittima vulnerabile”.

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