Mostra: omaggio a Catania all’artista Jean Calogero

“Le mie opere hanno percorso in lungo ed in largo i continenti e io con esse. Ma solo in Sicilia, terra ricca d’umori e colori riesco a prendere a piene mani luci e sogni”.

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Omaggio a Catania all’artista Jean Calogero, onirico e visionario; tra castelli, mongolfiere si leva una grande umanità Al GAM mostra fruibile fino al 19 gennaio Lella Battiato Majorana Nella Galleria d’Arte Moderna (GAM) ex monastero di Santa Chiara in via Castello Ursino, dopo nove anni, Catania torna ad ammirare le opere di Jean Calogero (1922 – 2001), incoronato dalla critica tra i maggiori esponenti della pittura del Novecento. La mostra è fruibile, ad ingresso libero, fino al 19 gennaio 2020, si compone di 22 dipinti ad olio, 15 chine e 10 tecniche miste. L’iniziativa è organizzata con il Comune di Catania, assessorato Attività e Beni Culturali, il Comune di Aci Castello, Carthago Edizioni e Unicef, rappresentato dal Prof. Vincenzo Lorefice, presidente Comitato regionale Sicilia. Il nastro inaugurale è stato tagliato dall’assessore alla cultura del Comune di Catania, Barbara Mirabella, assieme alla figlia del grande artista Patrizia. L’esposizione, curata dall’archivio Jean Calogero e, in particolare da Luigi Nicolosi, direttore artistico, vede come protagonista assoluta la città etnea, i suoi angoli, i suoi dintorni: un’esigenza dei curatori dell’archivio storico ma anche di una comunità che, torna ad ammirare il Maestro, incoronato tra i maggiori esponenti del Novecento in pittura. L’eredità artistica di Jean Calogero dà la sua parte migliore nella casa-museo aperta dalla figlia Patrizia e il genero Luigi Nicolosi che ha trasformato la propria casa d’infanzia in atélier-museo, ricreando l’ambiente che ispirò Calogero quando, smessi i panni parigini, torna in Sicilia per continuare la sua attività. Una casa museo in un luogo metafisico dove il tempo ha fagocitato i ritmi moderni e si è fermato; una metastoria che si intreccia all’ambiente, lo spazio e, angolo più evocativo, lo studio di Calogero ricostruito magistralmente guarda a una finestra aperta, il pittore un osservatore che guarda in modo sistemico il mondo. Un omaggio a Catania che è nel contempo omaggio a chi ha fatto grande il nome della città etnea pur costretto ad abbandonarla da giovanissimo, ma Calogero si afferma nel panorama internazionale dopo la consacrazione parigina. “La sua vicenda personale, lo sradicamento dal luogo della sua formazione e la conquista di Parigi, incidono profondamente sul suo ruolo di abile inventore”, come precisa Nicolò D’Alessandro. Una passeggiata nei luoghi nevralgici della città natale tra le vie, gli scorci, le piazze e le persone immaginate e amate nell’arco della vita, così i lavori trascinano il visitatore in uno spazio familiare immortalato in un tempo indefinito. Calogero interpreta con usuale effetto scenografico la sua Catania, che appare come generata da un sogno architettonico, ma con una corrispondenza tangibile, ricca della sua cromatica poesia e di una riconosciuta personalità stilistica e pittorica. Il Teatro Massimo, la Festa di Sant’Agata, la stazione, piazza Stesicoro, il Fortino, e ancora la costa di Aci Castello, suggestioni di Taormina, il Castello Ursino: una passeggiata nella memoria di Calogero. “L’onore del dono è nostro – commenta Luigi Nicolosi -: omaggiamo la memoria di Calogero dando la possibilità a tutti di ammirare l’opera del Maestro, custodita in una casa comune, come abbiamo già fatto ad Aci Castello con Casa Calogero. La mostra poi, che vede tutti insieme per la prima volta dipinti, disegni e le tempere su Catania, ritrovate nelle carpette del Maestro conservate dall’archivio, non poteva che essere organizzata nella città etnea”. Un tesoro vero e proprio, quello ritrovato dagli eredi alla morte del pittore, nel 2001. Pannelli, disegni preparatori e appunti, insieme a testimonianze uniche di un’epoca che ha visto la Sicilia fucina di intellettuali. Tra cui il grande Leonardo Sciascia, che convinse Calogero a riprendere i rapporti con critici e galleristi italiani e siciliani: un carteggio ritrovato che evidenzia tutta l’umanità dell’artista e, nel contempo, ricostruisce scorci di memoria collettiva. Nella città Etnea ha frequentato il Liceo Artistico poi, i disagi del dopoguerra e il bisogno di guardare lontano, lo spingono a viaggiare e al suo trasferimento a Parigi, presso l’École des Beaux-Arts. Onirico e visionario, “un surrealista quale poteva nascere in Sicilia (come lo definì Leonardo Sciascia) il mondo di Calogero è fatto di castelli, mongolfiere e isole che non ci sono. Nei suoi dipinti ricorrono il tema pirandelliano delle maschere con la loro dimensione duale che mostra solo quel che si vuole il tema dei cavalieri, che raccontano le gesta dell’impavido Orlando. “Le favole che mi raccontava, cosa che faceva anche con mia figlia, erano piene dei suoi personaggi, delle sue visioni. Inventava le storie da uno spunto qualsiasi, una narrazione nasceva a partire da un dettaglio. Tutte storie che poi ho trovato in moltissimi dipinti: cavalli, castelli, tutti suoi personaggi. Non dimentichiamo che ha avuto il coraggio di lasciare Parigi cuore dell’arte europea, nel pieno della sua popolarità, per tornare a Catania, ad Aci Castello, alla famiglia. Una scelta difficile, ma intrisa di umanità”. “Lui aveva studio a Parigi – precisa Luigi Nicolosi – e fino agli anni Ottanta aveva file di mercanti alla porta. Ottenuti i riconoscimenti più importanti, come l’inserimento nel catalogo internazionale d’arte, o la grande medaglia d’argento “Città di Parigi” torna a casa”. Luigi e Patrizia tengono vivo il grande Novecento, “siamo un ponte tra passato e futuro, chiarisce Patrizia. Un collegamento attraverso il quale mio padre continuerà a vivere”. L’artista con le sue preziose opere immortala la sua città, evidenziando le sue figure, scale di grigi che ricordano la genesi lavica del territorio etneo e la bicromia tipica di Catania. Il carteggio, in occasione della mostra, sarà mostrato nella versione integrale e originale, con il contributo della Fondazione Sciascia. L’asse tra Parigi e la Sicilia negli anni Sessanta segna la linea preferenziale dei suoi sogni pittorici, e con il suo pennello indagatore, i colori vivaci, viaggia tra il cielo e l’acqua attraversando i mari.

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