TEATRO: “LA CENA DELLE BELVE” IL TORVO CINISMO PER SALVARSI LA PELLE

Tra crudeltà e humor nero, in scena al Teatro Stabile di Catania, dal 19 al 24 novembre, ‘La cena delle belve’, nella versione italiana firmata da Vincenzo Cerami di ‘Le repas des fauves’, tra i maggiori successi dell’ultime cinque stagioni parigine, incoronato nel 2011 con tre Premi Molière.

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Il  pluripremiato spettacolo teatrale francese “Le Repas des fauves”, “La cena delle belve”, tra i maggiori successi delle ultime cinque stagioni parigine e coronato ai Molières 2011 come migliore spettacolo di un teatro privato, migliore adattamento e miglior regia, arriva anche in Italia. E fa tappa a Catania, dal 19 al 24 novembre, al Teatro Stabile nella Stagione di Prosa ”Meravigliosi Inganni” 2019/2020.

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Scritto da Vahè Katcha, elaborazione drammaturgica di Julien Sibre, nella versione italiana il testo è scritto da Vincenzo Cerami. In scena Marianella Bargilli, Emanuele Cerman, Alessandro D’Ambrosi, Maurizio Donadoni, Carlo Lizzani, Ralph Palka, Gianluca Ramazzotti e Silvia Siravo, diretti da Julien Sibre e Virginia Acqua. Le scene sono di Carlo De Marino, i costumi di Francesca Brunori, il disegno luci di Giuseppe Filipponio. Lo spettacolo è prodotto da Gianluca Ramazzotti per Ginevra Media Production Srl e da Centro d’Arte Contemporanea Teatro Carcano.“

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Nell’Italia del 1943, durante l’occupazione tedesca, un gruppo di amici festeggia in allegria il compleanno di uno di loro, per staccare la mente dalle tragedie della guerra. La stessa sera vengono uccisi due ufficiali tedeschi ai piedi della loro palazzina e per rappresaglia la Gestapo decide di prendere due ostaggi per ogni appartamento. Il comandante tedesco dell’operazione riconosce nel proprietario dell’appartamento il libraio dal quale spesso compra delle opere, e per mantenere un singolare rapporto di cortesia avverte che passerà dopo a prenderli, lasciando loro la scelta dei due. Qui comincia La cena della belve. Ognuno cercherà di salvare la propria pelle e davanti alla paura della morte l’amicizia cade tirando fuori il peggio di ogni persona. Uno spettacolo che prende per mano lo spettatore e lo coinvolge emotivamente fino all’inaspettato finale, costretto ad identificarsi in ciascuno dei sette personaggi; il libraio e sua moglie che organizzano la cena, il medico che non nasconde il suo interesse per l’occupante tedesco; un reduce di guerra con sguardo gioioso sulla vita, una giovane vedova tentata dalla Resistenza; un omosessuale cinico e un affarista collaborazionista; fino a domandarsi: Cosa farei al loro posto?  Il genio di Katchà ci dipinge senza compiacimento la natura umana, con un realismo crudo in cui l’ironia non è mai assente, e, di fronte all’orrore affrontato con derisione, lo spettatore ride molto di questi piccoli personaggi.

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Un lavoro fatto di sfumature, cura dei dettagli e introspezione psicologica quello degli attori, quasi sempre in scena e particolarmente bravi nel passare da un registro all’altro senza sbavature.

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