Giueppe Lanci e Luciano Tovoli a TERRE DI CINEMA – International Cinematographers Days

TERRE DI CINEMA – International Cinematographers Days al Cine teatro Odeon di Catania, giorno 18 settembre 2019, giunta alla quinta giornata, regalandoci ancora intensi incontri con i grandi maestri del cinema

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TERRE DI CINEMA – International Cinematographers Days al Cine teatro Odeon di Catania, giunta alla quinta giornata, regalandoci ancora intensi incontri con i grandi maestri del cinema.

Maestri, insegnati, professori del cinema, che con umiltà, gentilezza e disponibilità dispensano i loro trucchi del mestiere, la loro conoscenza professionale alle nuove generazioni di filmaker e non solo.

Il set come palcoscenico di vita, le ombre, le luci i colori ne sono la sua scenografia, in una sola parola l’arte nel suo complesso fotografico.

Parlando di cinema non si può non parlare del premio David di Donatello e quindi di due grandi Direttori della fotografia Giueppe Lanci e Luciano Tovoli.

Il Maestro Lanci ha lavorato, nella sua lunga ed acclamata carriera, con figure di estrema importanza nella cinematografia italiana quali Bellocchio, Moretti, i fratelli Taviani. Wertmüller, Von Trotta, Cavani, Del Monte, Greco, Piscicelli, Archibugi, Luchetti, Benigni, Franchi.

Luciano Tovoli fondatore di Imago, la Federazione europea dei direttori della fotografia, porta nel suo curriculum vitae, se così si può dire, collaborazioni con Dino Risi, Peter Fleischman, Dario Argento, Nanni Moretti, Andrej Tarkovskij, Luigi Comencini e Jacques Deray.

Ai microfoni di Globus Television, il 18 Settembre al Cine Teatro Odeon, i maestri hanno reso l’intervista un’amichevole nonché piacevole conversazione:

Giueppe Lanci

Durante un’intervista lei ha dichiarato che viene fuori un modo personale d illuminare il tutto, quanta sinergia si crea tra il direttore della fotografia ed il regista, chi dirige chi?

-In genere c’è uno scambio sulla sceneggiatura, il regista delle volte può aver pensato delle soluzioni fotografiche, oppure non aver pensato a nulla ed aspetta un mio suggerimento, in genere se non ci sono delle richieste specifiche, il regista lascia abbastanza libero il direttore della fotografia, l’importante è capire il film e riuscire a sentire il film come lo sente il regista.

Quindi è un rapporto d’amore? Un connubio tra il direttore della fotografia ed il regista?

-Di comprensione sicuramente, dipende dal tipo di film, alcuni film hanno bisogno di una comprensione molto profonda.

La scelta è basata anche sull’interiorità di chi fotografa, come si riporta in scena la voce dell’anima del personaggio?

La luce, soprattutto nei film di Bellocchio e di Tarkovskij la luce permette di entrare il più possibile nella psiche e nell’interiorità dei personaggi.

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In un momento in cui è quasi tutto americano, di esaltazione dei super eroi, c’è sempre meno introspezione anche nei film, come si possono avvicinare i giovani ai nostri film d’autore italiani?

Se un film riesce a comunicare delle cose dovrebbe mantenere l’autenticità culturale del paese di appartenenza, quando si cerca di scimmiottare altre culture si generano brutti film, se noi pensiamo al neorealismo sono i film che hanno apprezzato in tutto il mondo e che vengono ancora studiati, perché rappresentarono l’Italia di quel momento, De sica e Zavattini scrivevano e quei film sono andati in tutti il mondo dobbiamo avere il coraggio di fare il nostro cinema.

Quale è stato il suo percorso professionale?

Il mio percorso è stato classico, a scuola ho fatto l’istituto d’arte di fotografia e poi il centro sperimentale di Roma io adesso insegno lì al centro sperimentale di Roma, ci sono tantissime domande per i nostri sei posti, quindi io penso che un luogo di formazione come il nostro sia molto importante.

Maestro, l’ultima domanda molto sicula, che ricordo ha di Franco e Ciccio come attori e come persone?

Hanno portato una ventata di buon umore e di semplicità quando hanno fatto La Giara, professionisti ma molto veri.

Luciano Tovoli

Parliamo della luce nella fotografia, quest’ultima ha un’importanza che supera quella del colore?

Io sono uno studioso del colore, la luce porta il colore al di la ‘ della pittura, penso che nel lavoro del direttore della fotografia il colore è l’elemento più importante. Le inquadrature si stabiliscono insieme al regista, io ho lavorato dieci anni con Antonioni, ed è il regista che la stabilisce con precisione e noi possiamo solo consigliare qualche idea; però’ sulla luce siamo i re della luce, il problema è adattarla a quali sono le esigenze del film, non accontentarsi della luce reale ma intervenire in qualche maniera per modificarla, ogni film è un racconto diverso è come leggere un romanzo scritto da diversi autori ma che adoperano uno stile diverso, cosi come per noi la luce è Alpha Beta.

Rispecchiare l’idea del regista e riportarla in foto, quindi lei è un traduttore dell’idea del regista?

Sono un integratore, un traduttore di immagini, ma il più delle volte il film che viene fuori, grazie alla collaborazione con il direttore della fotografia non è, nella sostanza, interamente ciò che il regista voleva fare, nel senso che se avesse scelto un altro direttore sarebbe venuta fuori un’idea diversa un altro film, tra il direttore ed il regista vi è una fusione di diverse ispirazioni artistiche.

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Che appagamento c’è nella realizzazione di un bel film è un piacere personale?

Quando si lavora non si prova piacere, non ci si rende conto se stiamo facendo un film importante o meno. Nel momento in cui lo facciamo pensiamo di ogni film che sia il più bello della nostra vita ed il più bello di quello che stanno facendo gli altri. Ma dopo, è la storia ed il pubblico che nel tempo ci comunicano che il film è un capolavoro ed il grande piacere è quello di essere apprezzati anche dopo quarant’anni, avere la conferma di avere colpito

Tutti sembrano diventati grandi fotografi con l’avvento dei telefonini, questo fenomeno “fotografico “può considerarsi progresso?

Se c’è del talento naturale esce fuori comunque, ciò che mi scandalizza e l’idea di una fotografia consolatoria e mediocre di tramonti e volti sorridenti da foto ricordo degli album personali;

Non possono attingere allo statuto di forma espressiva d’arte cosa che la fotografia lo è appieno.

 

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