INCONTRO CON L’ATTORE TEATRALE MIMMO MANGIONE

Mimmo Mangione di origini agrigentine, ha portato la sua passione per il teatro anche oltreoceano

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Con assoluta compenetrazione, ha coinvolto l’Australia, sua terra d’adozione, nei percorsi intimi e profondamente siciliani di autoanalisi, di introspezione pirandelliana, riportando anche l’energia della nostra terra e le sue contraddizioni in culture lontane e diverse dalla sua isola natia, la Sicilia.

Cofondatore e direttore artistico della la Commeartefo’ Theatre Company, si impegna a livello internazionale mettendo anima e corpo in ciò che è linfa vitale il Teatro.

Parlaci dello spettacolo che porti in scena al Giardino Pippo Fava “Sicilitudine. La corda pazza”con la musica dal vivo del trio “Oi Dipnoi” (Mario Gulisano, Marco Carnemolla e Valerio Cairone).

lo spettacolo alle fabbriche di teatro, è quasi un recital dove l’attore si racconta e racconta la vita dei suoi personaggi di come sono morti nella fantasia dell’autore, quasi un viaggio onirico un volo pindarico tra un personaggio ed un altro. Il cortile di un vecchio palazzo che ha un ausa atmosfera anche se ho scoperto che la mia voce non regge all’aperto … Non sono un attore di strada ma un attore che vuole le luci e le poltrone di velluto.

Come è nata in te la passione del teatro?

L’amore per il teatro è nato dall’osservare come si muovono i personaggi come parlano come dicono la loro, ricordo che una volta ero bambino era periodo di carnevale, guardavo in Rai le commedie di Goldoni ed un giorno avrò avuto 6 o 7 anni ho visto un grandissimo attore Marcello Moretti, che faceva il personaggio di Arlecchino e mi sono innamorato della maschera della sua pazzia della sua vitalità della sua pazzia ..e mi sono innamorato così del teatro ed ho capito che attraverso il teatro puoi trasmettere agli altri la tua gioia la tua forza la tua voglia di vivere. Ho vissuto il teatro nel teatro con una sola idea che il teatro è una continua ricerca della verità che attraverso il teatro non si possono raccontare delle bugie come qualcuno ha detto.

Il teatro è finzione?

Io mi accorgo quando un attore sulla scena sta mentendo, si vede, è chiaro, è palese, quando qualcuno sta imitando, copiando in maniera plastica, dei sentimenti che dovrebbero essere veri. Stanislavskij, il grande Stanislavskij, il nostro grande maestro diceva che in teatro non si recita con le parole ma con i sentimenti. Bisogna mettersi nelle stesse emozioni del personaggio.

Quanta necessità interiore hai nel portare in scena i tuoi personaggi?

“Sicilitudine. La corda pazza”, racchiude un po’ tutte queste cose ed il mio modo di raccontare. Io più che un attore sono un affabulatore, io lavoro con gli elementi che ho in mano e gli elementi che ho per creare un personaggio sono in me.

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