In scena “Sorelle di sangue”, tragedia teatrale greca

SAN MARCO D’ALUNZIO (ME). Venerdì 9 agosto alle ore 21,30, nella spettacolare location dei ruderi del Castello Normanno, andrà in scena SORELLE DI SANGUE, tragedia teatrale interpretata da Donatella Castrovinci, unica attrice in scena.

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Uno spettacolo finanziato dall’Associazione Imprenditori Commercianti Aluntini A.I.C.A., con il patrocinio del Comune di S. Marco d’Alunzio, e con il contributo degli sponsor: BCC della Valle del Fitalia, Longi; Oleificio Zito C/da Cuba, Torrenova; Nuova Pris Auto, S. Agata di Militello.

È stato organizzato dall’A.I.C.A., in concomitanza con la serata dedicata al teatro di elevato spessore culturale, anche degli angoli con specialità gastronomiche che saranno allestiti lungo la via Aluntina. Si potranno degustare prodotti tipici a partire dalle ore 19.00 fino alle 23.00, in un’atmosfera spettacolare e caratteristica insieme a tanta musica e divertimento proposta dal gruppo folkloristico “I Paisani”.

…ma chi è Crisotemi? È una donna che, per difendersi dalla follia, che folle già lo è, si è costruita un mondo tutto suo, per proteggersi, per poter sopravvivere in una casa in cui il sangue della sua famiglia ancora scorre come un fiume rosso e non potrà mai essere lavato.

Ed è la follia a salvarla. Il tempo che scorre lo vive senza aver vissuto, si trova a vivere anche tante e tante altre vite, che non le appartengono, compresa la sua vita. Ed è questo l’unico appiglio, l’unico legame con la vita reale.

Per ingannare il cervello osserva per ore il riflesso dei gambi dei fiori marci immersi nell’acqua di un bicchiere. Racconta, interpretando, in uno stato confusionale, le azioni degli altri familiari secondo la propria visione personale, senza un filo logico, tra impeti di emozioni ora pachi ora violente. Ma tutto risulta necessario, utile ed anche bello per lei, perché permettono alla donna di immunizzarsi, di rendersi quasi invisibile sia nella gloria del suo tempo, che nel compimento dei delitti. Resterà solo lei, sola perduta e abbandonata in questo popoloso deserto che appellano Terra.

Crisotemi è da sempre un “non personaggio”. Non è stata protagonista di nulla e di niente. Sarà appena ricordata dagli autori classici come il simbolo dell’ignavia, dell’antieroina che, pur non partecipando ai delitti è altrettanto, e forse di più, colpevole. Ella non interviene né alla loro salvezza né alla loro condanna. Si tira fuori dalla Storia.

Confrontando il personaggio alle vicende della nostra contemporaneità il risultato è sconcertante e patetico. Per la famosa “teoria dei corsi e ricorsi storici” del Vico, ci ritroviamo a rivedere sempre le stesse scene. O forse si tratta di un déjà-vu? No, non è un inganno, è realtà. E qui ad essere condannata, oggi come ieri, non è l’azione, ma il suo opposto “il non agire”, lasciando ad altri la risoluzione dei problemi.

A forza di mettere minuti di silenzio si sono accumulati anni di vergogna.

Questa è “Crisotemi”, inutile alla società, perché rappresenta chi non vuole mai prendere parte attiva agli avvenimenti, che non si schiera con slancio e decisione. Coloro che non riescono a provare interesse ed entusiasmo per una qualsiasi attività che coinvolga la società. È più evidente n ambito politico, li riconosci subito, sono quelli che cambiano partito a seconda di chi è il vincitore, che cambiano opinione a seconda della convenienza, coloro che vogliono “vincere facile” quando tutto è già stato combattuto.

Figlia di Agamennone e Clitemnestra, sorella di Ifigenia, Oreste ed Elettra, Crisotemi è stata poco cantata nei classici, mentre degli altri Atridi tanto è stato decantato: il re Agamennone prima di salpare contro Troia‚ uccide la figlia minore Ifigenia‚ per propiziarsi gli dei. Dopo dieci anni torna vittorioso portando con sé, come bottino di guerra, Cassandra (profetessa non creduta)‚ figlia minore del re troiano; la regina Clitemnestra‚ che nella lunga assenza del marito aveva intrattenuto una relazione con Egisto‚ uccide il marito e Cassandra con l’aiuto del suo amante. E poi toccherà a loro, madre ed amante, a morire per mano di Elettra e Oreste, i suoi figli. La tradizione classica vuole che Oreste impazzisca e venga inseguito dalle Erinni‚ quindi dal suo rimorso, mentre nella rappresentazione della Pozzi viene smentita. Oreste non prova rimorso né si sente colpevole.

È palpabile il senso di smarrimento, la leggerezza, il vuoto in cui l’uomo di oggi sembra non riuscire a districarsi, come una mosca avvinghiata nella ragnatela del ragno che più si divincola e più si imprigiona nel carcere che si è costruito. L’Uomo ha un brutto difetto: dimentica le vicende del passato, non gli servono da lezione; un uomo, senza passato, il cui futuro è un’incognita e il presente rimandato al “domani”, è un uomo che non sta vivendo e, quel che è peggio, non ha neanche coscienza di questo.

La commistione di teatro e musica di Sorelle di Sangue è un connubio vincente, poiché riesce a catturare il pubblico che, attraverso un vitale monologo, lo indirizza in un cammino di riflessione e in una diversa lettura degli eventi storici, e prova a restituire, forse, significato alle azioni di Crisotemi. Colei che, dimenticata dalla storia, prenderà coscienza della sua incapacità di agire solo alla fine, aiutata da una ignara giornalista che, come in una seduta di psicoanalisi, le fa ripercorre il “suo vissuto”, paragonabile a mille altri vissuti, la cui paura è quella di temere ” l’azione”. E solo allora, spinta da sana follia, cercherà una giustificazione al suo “non agire” e potrà, finalmente, piangere e chiedere perdono di tutto a tutti.

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