La “popular art” italiana di Eugenio Rattà

Da ragazzino si dimostrava riservato, quasi fosse distaccato da tutto quello che lo circondava, osservava il mondo con gli occhi di chi trasformava i desideri o le paure in fiabe e disegni colorati

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Eugenio Rattà, noto pittore e architetto studioso della Pop Art americana, inglese, francese ed italiana, nasce a Roma, la città della “Dolce Vita” del regista Federico Fellini. Eugenio frequenta quattro anni di Istituto tecnico Industriale per poi passare al liceo Artistico, successivamente si laurea in architettura a La Sapienza di Roma, con una tesi di laurea in Caratteri Stilistici e Costruttivi dei Monumenti studiando il “Palazzo del Collegio Romano” comprendenti: la Chiesa di Sant’Ignazio, il Liceo Visconti, l’Istituto Meteorologico e il Ministero del Beni Culturali con un progetto di ripristino dei luoghi alla desinatone iniziale. Da ragazzino si dimostrava riservato, quasi fosse distaccato da tutto quello che lo circondava, osservava il mondo con gli occhi di chi trasformava i desideri o le paure in fiabe e disegni colorati. Trascorre la sua adolescenza, erano gli anni sessanta, affascinato da un mondo in continuo evoluzione. Si affacciano gli anni settanta, in Italia inizia il boom economico, e la sua attenzione era per la musica, i fenomeni socio-culturali, la letteratura e l’arte in genere, spalleggiato da una famiglia che credeva nelle sue capacità intellettive e creative. Ai compleanni non chiedeva mai regali futili, semmai denaro per acquistare pennelli, tele, colori, libri e dischi. Oggi i suoi lavori artistici, realizzati con materiale di di riciclo o di valore, apprezzati sia in Italia sia all’estero.

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Eugenio, la tua pittura è ispirata e dedicata agli artisti della Pop Art, da sempre studioso della Pop Art americana, inglese, francese ed italiana (Johns Warhol, Rauchenberg, Hamilton, Blake, Rosenquaiest, Lichtenstein, Schifano…..), perchè è un arte che avvicina alla gente, convinto che l’arte è presente anche in un imballaggio di cartone. Cosa c’è di vero in questa affermazione?

C’è molto di vero. La Pop Art si inserisce in un periodo storico laddove l’astrattismo faceva da padrone. L’astrattismo è per pochi, per tutti coloro che riescono a leggere l’intrinseco celato dietro la pittura o la scultura che stai guardando. I maestri della Pop Art, uno per tutti Andy Warhol, mettono di fronte allo spettatore un soggetto che non può non essere riconosciuto, come la coca cola, le zuppe, i personaggi del cinema, gli articoli di giornali, perchè tutto questo fa parte della quotidianità delle persone, e quindi anche l’arte. Andy Warhol si presentava nelle gallerie mostrando i suoi lavori, dalle quali veniva snobbato. Un giorno, parlando con una sua amica, le chiese cosa secondo lei potesse interessa la gente? La sua risposta fu chiara: i dollari. In quel momento nacque Andy Warhol come artista, portando l’arte della Pop Art ovunque nel mondo. Gli storici asseriscono che la Pop Art nasce in Inghilterra, da un piccolissimo lavoro di Hammilton del 1956, opera in cui sono raccolti tutti gli aspetti della Pop Art.

Hai iniziato il tuo percorso pittorico sin da piccolino, poi, da adulto, hai ricevuto diverse mansioni e premi, esponendo nei musei più importanti d’Italia e europei, oltre alle gallerie più prestigiose del tuo settore. Per te è un vanto oppure un dovere nei confronti del tuo Paese?

Un vanto? Assolutamente no. Faccio il mio lavoro con passione e cerco di comunicare sensazioni. I miei lavori sono molto ironici, rispecchiano me stesso. Io credo che l’arte, come la musica, la letteratura, il cinema, abbia il compito di educare prima se stessi e poi chi recepisce il messaggio. Il vantarmi non fa parte del mio essere.

Hai mai pensato di lasciare l’Italia per una nazione nuova da esplorare artisticamenete?

Ma no, l’Italia è uno dei paesi più belli del mondo, non la lascerei mai. Oggi, a parte i viaggi, con Internet si osserva e si impara molto da tutto il mondo.

La Pop Art è il genere di arte a cui ti aspiri, i tuoi lavori sono veri capolavori in chiave moderna, quale è stata la tua prima scelta artistica in assoluto?

Ho iniziato dipingendo nello stile impressionista, ad olio, i miei lavori di quel periodo hanno invaso le case della mia famiglia, e riguardandoli ora, penso che non erano niente di male. Non sempre i nostri genitori ci invogliano nelle nostre scelte di studio.

Magari l’arte è vista come qualcosa di effimera nella società in cui viviamo. Forse è meglio fare altro, come ingegneria o educazione religiosa in abito talare. Eugenio, se tu avessi un figlio, lo lasceresti libero nelle scelte professionali? Oppure faresti come tanti genitori che mostrano zelo esagerato nei confronti dei loro figli?

Assolutamente no, massima libertà di scelta. Io ho passato questo, e spesso sono anni persi per uno studio che non ami.

Qual è la tua opera preferita, che consideri come un figlio, tanto da tenerla segregata in cassaforte?

Domandona questa. Non lo so, so solo che mi fa molto piacere che i miei lavori vadano alle persone giuste. Questo si.

Qual è il tuo consiglio a chi vorrebbe aprirsi al mondo dell’arte come hai fatto tu?

Il mio consiglio è questo: lavorare, lavorare e non fermarsi mai, guardarsi intorno e saper distinguere, per esempio, la pittura dall’arte. Saper dipingere non significa esattamente fare arte. Fare arte vuol dire, in altre parole, imparare la tecnica e dimenticarla. E non pensare mai di essere arrivati, c’è sempre da imparare, ogni giorno che passa.

Al mattino qual è il tuo primo pensiero?

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