Malinconia, eros e divertimento nel “La Scortecata” di Emma Dante

Tanti applausi agli interpreti al Piccolo Teatro della Città di Catania per “La Scortecata”, una interessante riscrittura di Emma Dante della popolare favola del seicento di Giambattista Basile.

04/07/2017 60 Festival dei 2 Mondi di Spoleto. Teatro Caio Melisso, spettacolo La Scorticata testo e regia di Emma Dante. Nella foto Salvatore D'Onofrio e Carmine Maringola

    “Lo trattenimento decemo de la iornata primma” (la decima fiaba della prima giornata) de Lo Cunto de li Cunti di Giambattista Basile: Emma Dante riscrive la seicentesca fabula nera dal titolo La Scortecata e lo fa in maniera originale, grottesca ed essenziale, confermando il successo già ottenuto in occasione della prima dello spettacolo andato in scena nel 2017 al Festival dei Due Mondi di Spoleto.

Lo spettacolo è andato in scena al Piccolo Teatro della Città di Catania, da mercoledì 27 a domenica 31 marzo, nell’ambito della Stagione del Teatro della Città.

Carolina e Rusinella, interpretate rispettivamente da Salvatore D’Onofrio e Carmine Maringola, entrambi napoletani, sono due vecchissime sorelle e condividono la solitudine di una reclusione domestica che le inselvatichisce; a spezzare il ménage arriva la profferta lusinghiera di un re, pazzamente innamorato della voce di una delle due, filtrata attraverso l’uscio.

Il re, gabbato dal dito che la vecchia gli mostra dal buco della serratura, la invita a dormire con lui. Ma dopo l’amplesso, accorgendosi di essere stato ingannato, la butta giù dalla finestra. La vecchia non muore ma resta appesa a un albero. Da lì passa una fata che le fa un incantesimo e diventata una bellissima giovane, il re se la prende per moglie. La sorella, gelosa della felicità raggiunta dall’altra, le chiede così di scorticarla per far uscire dalla pelle vecchia la pelle nuova, sperando di poter avere anch’essa un giovane amante.

Si diventa immediatamente spettatori di un lessico famigliare incentrato su un continuo battibeccare, recriminare, rimembrare che assume di volta in volta i toni della beffa e del sarcasmo.

Una scena quasi vuota: due sedie, un castello giocattolo e una porta stesa in proscenio sono gli unici elementi, simbolici ed evocativi, che fanno da sfondo a un silenzioso gioco esistenziale che diventa via via sempre più realistico e tagliente. Il confine tra immaginifico e realtà si assottiglia sempre più e le due sorelle si muovono in bilico sul sottile confine che separa l’essere protagoniste dall’essere vittime, sempre più consapevoli, di un destino beffardo e a tratti universale.

DOnofrio_Maringola

Bravissimi. Emozionante. Divertente. Sorprendente. Non si racconta, non si estrapolano singoli momenti. È un unicum, uno scambio continuo, ininterrotto. È un flusso di energia che può aver fine solo con un buio definitivo. Un addio violento, perché sofferto e sofferente. Un quadro di due corpi nel tempo che pare essersi fermato, ma solo adesso che è tropo tardi. Corpi, pelle, umori, nulla di più umano, mentre si sogna una favola. E al risveglio cullati da una bellissima Reginella, per la voce di Massimo Ranieri, l’orrore della realtà.

Con il tempo dell’attesa si chiude lo spettacolo. Di nuovo il poetico rimprovero al tempo che non passa mai, ma stavolta perché viviamo l’attesa della morte, stanchi di aspettare; stavolta in lacrime, con occhi che vagano impauriti, tristi, delusi.

La scortecata della Dante è il risveglio dal sogno, il rifiuto dell’abbonimento di una favola che ci si racconta, è la realtà che non si sopporta più; è l’amore che tiene uniti, che accetta un turpe gesto di liberazione.

Emma Dante incanta e coinvolge lo spettatore con un ritmo incalzante e compulsivo dei protagonisti, dall’inizio alla fine. La regista palermitana ha segnato in modo indelebile il teatro italiano degli ultimi anni. 

Lo spettacolo è dedicato a tutti coloro che, sono riusciti ad invecchiare senza diventare adulti.

Gli elementi scenici e costumi sono di Emma Dante, le luci di Cristian Zucaro, l’assistente di produzione Daniela Gusmano, l’assistente alla regia Manuel Capraro. La produzione è del Festival di Spoleto 60, Teatro Biondo di Palermo in collaborazione con Atto Unico/Compagnia Sud Costa Occidentale, il coordinamento e distribuzione Aldo Miguel Grompone, Roma.

 

 

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