Al Teatro Stabile di Catania in scena “Il Gabbiano” il capolavoro di Anton Čechov

Il Gabbiano di Anton Čechov, prodotto dal Teatro Nazionale di Genova, in scena al Teatro Stabile di Catania dal 19 al 24 marzo, un grande classico del dramma moderno.

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Il dramma in quattro atti “Il gabbiano”, scritto da Anton Cechov, portato in scena al teatro Stabile di Catania per la regia di Marco Sciaccaluga, con protagonisti del calibro di Roberto Alinghieri, Alice Arcuri, Elsa Bossi, Eva Cambiale, Andrea Nicolini, Elisabetta Pozzi,
Stefano Santospago, Roberto Serpi, Francesco Sferrazza Papa, Kabir Tavani, Federico Vanni.
Lo spettacolo viene rappresentato nella versione del 1895, quella precedente alla censura zarista, la cui traduzione è curata da Danilo Macrì. La scena e i costumi sono di Catherine Rankl, le luci di Marco D’Andrea, le musiche di Andrea Nicolini.

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Il Gabbiano di Čechov è un classico del teatro moderno, capace di parlare con linguaggio attuale a tutte le generazioni: ai giovani vittime del loro dolore esistenziale e agli adulti che stentano ad accettare il trascorrere degli anni. Ritratto “dal vivo” di un’umanità autentica e vera. Per la prima volta in Italia, Il gabbiano viene rappresentato nella versione del 1895, quella precedente alla censura zarista.

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Il gabbiano è uno dei testi teatrali più noti di sempre; i personaggi della giovane Nina, del tormentato Konstantin, di sua madre Irina Arkadina, celebre attrice, e del suo amante, lo scrittore Trigorin, sono stati portati sui palcoscenici di tutto il mondo dai maggiori attori di teatro e messi in scena dai più celebri registi. Il titolo dell’opera viene da un accostamento simbolico: come l’ignara felicità di un gabbiano, in volo sulle acque di un lago, viene stroncata dall’oziosa indifferenza di un cacciatore, così accade alla sorte di Nina. La ragazza sulle rive del medesimo lago, s’innamora di Trigorin, il quale, senza alcuna malvagità, approfitta della sua femminile smania di aprire le ali, la porta via con sé a fare l’attrice, la rende madre di un bimbo che però muore e infine, la lascia tornare a casa annientata. Ad attenderla c’è il giovane Konstantin, anch’egli scrittore in cerca di gloria, che la ama da molto tempo. La madre di lui però, Arkadina, disprezza l’inconsistenza delle sue liriche fantasie mentre l’amata Nina non vuol saperne di lui.

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Primo dei quattro capolavori che Čechov scrisse per il palcoscenico, Il gabbiano è un dramma delle illusioni perdute e una profonda riflessione su Arte e Vita: nelle angosce, nei turbamenti, nelle sconfitte dei suoi protagonisti, c’è tutta la complessità dell’uomo moderno.

E così, pur inframezzato da passaggi in cui il tono da amaro si fa divertito e divertente, scena dopo scena, si intuisce l’approssimarsi di un tragico epilogo. Ma neppure questo basta a lacerare il velo d’apparenza, riuscendo appena a scalfire la superficie di un ipocrita e assordante, profondo languore.

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