Teatro Garibaldi Enna: giovedì 7 marzo “Cinque donne del Sud” con Beatrice Fazi

Cinque donne, cinque generazioni, cinque caratterizzazioni che la poliedrica Beatrice Fazi ci fa incontrare nel suo debutto nel monologo. Giovedì 7 marzo alle ore 20.30 al Teatro Garibaldi di Enna per la stagione organizzata dall’Amministrazione comunale e diretta artisticamente da Mario Incudine

Beatrice Fazi_orizzontale

Cinque donne, cinque generazioni, cinque caratterizzazioni che la poliedrica Beatrice Fazi ci fa incontrare nel suo debutto nel monologo. Giovedì 7 marzo alle ore 20.30 al Teatro Garibaldi di Enna per la stagione organizzata dall’Amministrazione comunale e diretta artisticamente da Mario Incudine, l’attrice salernitana nota al grande pubblico per aver partecipato a ben quattro edizioni della famosa fiction “Un medico in famiglia” nel ruolo di Melina (la cameriera pasticciona che finge di essere filippina), porta in scena “Cinque donne del Sud”, monologo per cinque voci scritto e diretto da Francesca Zanni.
Il testo dell’autrice e regista romana crea un habitat perfetto per Betarice Fazi, un’attrice di teatro, cinema e televisione con tecnica, energia e versatilità, arricchita da innata simpatia e spontaneità. “Cinque donne del Sud” attraversa quasi due secoli, dal 1887 al 2018, in cui cinque donne portano il pubblico per mano attraverso i grandi cambiamenti epocali, le abitudini e le superstizioni, le leggende e il folclore, viaggiando dal Sud Italia al Nuovo Mondo, attraversando grandi rivoluzioni, passando dalla vita contadina a quella iperconnessa, avanzando verso un futuro che cambia e che le cambia. Cinque donne che non si capiscono, ma che in fondo si somigliano: la mamma meridionale, la ribelle femminista, la figlia dei fiori naif, la donna manager e l’adolescente nativa digitale: ognuna di queste donne ci fa conoscere un pezzo di storia, la sua personale ma anche quella del nostro Paese. E cambia anche la lingua che parlano, in un’evoluzione che attraversa generazioni e continenti: dal profondo Sud che usciva appena dal brigantaggio all’America di Woodstock e degli hippy, dai primi movimenti di emancipazione della donna al vuoto di valori degli anni ’90 del novecento, dalla donna evoluta, indipendente e di successo che ha tre mariti e non ne indovina nessuno, fino alla ragazzina che ha già le idee chiare e quando rimane incinta decide di fare famiglia, nonostante vada ancora al liceo. Cinque donne, totalmente diverse l’una dall’altra, che alla fine scopriranno che il luogo da cui fuggono diventa quello in cui tornare, perché le nostre radici sono importanti, anche quando vogliamo dimenticarle.
Con un tono sempre in bilico tra il brillante e la commozione e uno sguardo fortemente ironico su chi siamo stati e chi diventeremo, Beatrice Fazi racconta in scena come è cambiata la nostra vita: la coppia, il matrimonio, i rapporti tra genitori e figli, l’emancipazione femminile. Ma nonostante tutti i progressi fatti, quando si parla di sentimenti, siamo sempre alle prime armi. A fare da corollario al racconto, una colonna sonora che attraversa tutto il secolo, dalla musica popolare al rap, e una scena fatta di foto e proiezioni, attraverso cui lo scorrere del tempo sarà sempre tangibile, ricordandoci volti e fatti che fanno parte del nostro vissuto, della memoria storica di tutti noi.

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