Teatro, “La Classe” il nuovo progetto di Giuseppe Marini

La classe è uno spettacolo che ci riporta sui banchi di scuola con un crudo realismo dai tratti poetici. La sua bellezza sta proprio nella forte alternanza dei toni del testo scritto da Vincenzo Manna e portato in scena con la regia di Giuseppe Marini.

classe

“L’uomo è un animale sociale”, diceva Aristotele. E infatti, questa è una classe umana, animale, una classe scolastica ma anche una classe-specchio della società, che ne traccia un ritratto psicologico degradante e, tuttavia, può, forse, trovare una speranza di salvezza solo nella morale e nella cultura.

Al Teatro Stabile di Catania, mercoledì 9 gennaio, il nuovo progetto di Giuseppe Marini che, dopo il brillante successo di “Mar del Plata”, torna a proporre un lavoro capace di coniugare autentico impegno civile con un teatro di prosa di ricercata fattura e dalla vivida potenza espressiva.

Lo spettacolo, la cui drammaturgia, acuta sintesi di molteplici, attualissimi spunti di riflessione, è firmata da Vincenzo Manna, nasce con il contributo di soggetti operanti nei settori della ricerca (Tecné), della formazione (Phidia), della psichiatria sociale (SIRP) e della produzione di spettacoli dal vivo (Società per Attori), nonché sotto l’egida di Amnesty International Italia.

Sullo sfondo di un contesto sociale degradato, inesorabilmente destinato a precipitare verso l’abisso, ne è protagonista un coraggioso insegnante fermamente deciso a non arrendersi allo status quo e al contrario caparbio nell’ incoraggiare i propri turbolenti allievi a cogliere l’attimo fuggente delle loro esistenze; ad incarnarlo, magnificamente, sul palcoscenico è l’ottimo Andrea Paolotti, mentre la sua irrequieta classe dirompe del talento vitale e genuino di Cecilia D’Amico, Carmine Fabbricatore, Edoardo Frullini, Valentina Carli, Giulia Paoletti e Haroun Fall.

Nonostante tutto Albert, intravedendo nella rabbia dei ragazzi una possibilità di comunicazione, riesce a far breccia nel loro disagio e conquista la fiducia della maggior parte della classe. Abbandona la didattica passiva suggerita dal Preside e propone loro di partecipare a un concorso, un bando europeo per le scuole superiori che ha per tema “I giovani e gli adolescenti vittime dell’Olocausto”. Poiché la forza di un branco crolla non appena ci si ritrova soli con se stessi, gli studenti vengono in qualche modo scossi. Dentro di loro si attua un nuovo processo di consapevolezza. Si impegnano a ricostruire le storie delle vittime di un Olocausto nuovo, contemporaneo, fatto di immigrazione, di violenza, di abusi, guerre.

Le notizie che riempiono la cronaca dei giornali aprono davanti ai loro occhi scenari terribili e silenziosi. Taluni necessitano di maggiori forzature. In tal senso, disarmante è l’estremismo di uno di loro, Nicolas, comprende pienamente il senso di ciò che sta accadendo solo quando il dramma da sempre vissuto tacitamente dalla sua ragazza, culmina nel suicidio.

Urla e ruggiti si scagliano contro un sistema che non funziona ma solo perché sono i suoi stessi elementi a non funzionare. Ma a quel punto i ragazzi sono ormai cresciuti, forse è troppo tardi o forse la missione di Albert da semplice esperimento morale e intellettuale sarà riuscita finalmente a migliorare le loro vite attraverso l’esplicitazione della sofferenza e la consapevolezza del fatto che la legge del più forte domina la giunga: “lo Zoo” del mondo, in realtà non esiste.

Davvero talentuosi i sei giovani attori in scena, impetuosi ed emozionanti nel dar sfogo al dolore dei loro personaggi. Particolarmente a fuoco e sensibili le interpretazioni di Edoardo Frullini e Giulia Paoletti, nemmeno una benché minima sbavatura e sempre una fortissima empatia con lo spettatore. Un capitolo a parte va doverosamente dedicato al protagonista Andrea Paolotti che veste i panni del supplente Albert con un lavoro attoriale di grandissima maturità e forza. Si legge in ogni suo sguardo o battuta una totalizzante partecipazione emotiva alle vicende narrate ed uno studio attento dell’evoluzione psicologica del personaggio che, andando a sommarsi al suo carisma naturale e alla generosità nel donarsi sul palcoscenico, costituiscono gli ingredienti vincenti di una prova recitativa di grande caratura.

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