“La cena”, un sorriso amaro per l’intensa pièce di Giuseppe Manfridi

Ieri 8 novembre 2018 è andato in scena “La Cena”, per la regia di Walter Manfrè con testo di Giuseppe Manfridi.  Uno straordinario spettacolo con Andrea Tidona, Chiara Condrò, Stefano Skalkotos, Cristiano Marzio Penna.

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Un sorriso contagioso e una semplicità disarmante. Andrea Tidona è l’antidivo per eccellenza. Indimenticabile nel ruolo del pittore comunista de “I Cento Passi” o nei panni del dottor Alfredi nell’innovativa fiction dall’alto valore sociale “Braccialetti Rossi”.

Protagonista dello spettacolo “La Cena”, scritto da Giuseppe Manfridi e diretto dal regista Walter Manfrè ha inaugurato, giovedì 8 Novembre, la stagione del Piccolo Teatro della Città che il Teatro della Città – Centro di Produzione Teatrale dedica all’innovazione e alla sperimentazione e che si snoderà lungo due percorsi caratterizzati dall’incontro tra musica e teatro nell’ambito della 53^ Stagione e soprattutto dal teatro di parola e dalla drammaturgia contemporanea nel Nuovo Teatro.

Andrea Tidona, Chiara Condrò, Stefano Skalkotos, Cristiano Marzio Penna, rispettivamente un padre, una figlia, il suo fidanzato e il maggiordomo, accomodatisi al tavolo insieme agli ospiti, iniziano una discussione riguardante misteriosi affari di famiglia di natura assolutamente personale dalle vicende del passato e del presente caratterizzati dalla più assoluta impudicizia, la tensione si farà insostenibile di pietanza in pietanza.

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Scritta da Giuseppe Manfridi, "La Cena" è un anello fondamentale all’interno del “Teatro della Persona”, definizione che si deve al critico Ugo Ronfani che così, nel 1993, sintetizzò il senso della poetica espresso dal percorso registico di Manfrè. Un percorso che ha preso forma in una serie di spettacoli caratterizzati da particolari qualità: una delle quali è sicuramente l’annullamento della distanza tra pubblico e spettatore nonché l’assegnazione a quest’ultimo di una parte all’interno della rappresentazione senza che ciò possa cambiare lo svolgimento della “trama”.

Un'altra caratteristica di questo teatro è individuabile chiaramente nella coesistenza di due elementi contrastanti: il ludo ed il rito, cioè il gioco e il rito, perché in fondo il teatro è questo sia divertimento che celebrazione di un rituale. Questo equilibrio fra gli opposti permette alla trama di intraprendere percorsi imprevisti ed emotivamente più forti rispetto a quelli concepiti sul protagonismo del solo rito. Tutti i lavori di Manfrè, ricollegabili al teatro della Persona, sono calati dentro un’ambientazione dove il cerimoniale assume una segnata connotazione centrale.

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Il grande pubblico è abituato a vedere il grande Andrea Tidona in tv nelle fiction di successo o al cinema nei film impegnati, tuttavia, per un attore delle sue qualità, il palcoscenico è l’unico vero modo per dimostrare il proprio valore. Il rapporto con il pubblico non è mediato da nessuna macchina da presa e quello che viene fuori deve essere verosimile fin da subito.

Lo spettacolo vide il suo debutto a Roma nel 1992 e da allora ha visitato i più importanti teatri italiani (Nazionale di Milano, Delle Arti di Roma, Niccolini di Firenze).

“E’ una scoperta, un passaparola, una goccia che diventa rigagnolo e poi torrente e scorre con la forza di un fiume in piena. Cercate il teatro di Walter Manfrè nelle vostre città, nei luoghi nascosti e oscuri, nelle culle segrete dei carbonari della cultura, cercatelo sotto la cenere del vecchio teatro che non esiste più. Con Manfrè il teatro è vivo.” (cit. Ugo Ronfani)

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