Alkantara Fest, la Sicilia è l’ombelico europeo del folk

Pisano di Zafferana Etnea, Linguaglossa, Sant’Alfio, Bronte, Catania, Mascali, Mascalucia. Sono queste le sedi della XIV edizione dell’Alkantara Fest, festival internazionale di folk e world music, la rassegna itinerante che ha fatto della world music la sua cifra stilistica, ma anche l’ingrediente principale di una ricetta culturale vincente

Wild Marmalade

Il Festival, organizzato dall’Associazione Culturale Darshan e diretto artisticamente da Mario Gulisano, si propone di far conoscere e diffondere una cultura musicale “altra”, attraverso il coinvolgimento di artisti internazionali che quest’anno spaziano dal folk contemporaneo e tradizionale ai ritmi berberi, dalle sonorità mediterranee alle melodie balcaniche.

Come il fiume da cui deriva il suo nome, la fonte di Alkantara proviene dal cuore stesso dell’Etna e guarda verso il Mediterraneo e anche oltre il nord e l’est dell’Europa. La realizzazione del Festival Alkantara è come un viaggio immaginario attraverso la storia, la natura e le diverse tradizioni. L’obiettivo è dimostrare come la Sicilia, un così grande melting pot di stili, influenze, razze e culture, possa essere profondamente e intimamente connessa a un filo ideale per ogni diversa tradizione popolare europea. Rispetto alle edizioni precedenti, che avevano nella festa musicale di piazza il loro momento di clou, Alkantara Fest quest’anno trova la sua forza vincente nella sinergica collaborazione con alcune realtà del territorio etneo vocate al turismo e ad un’offerta qualitativamente alta del territorio siciliano. Perché la musica di radice, quando trova partner nelle radici del territorio, ha vinto la sua scommessa.
«Siamo contenti di aver fatto questa scelta (sinergia tra privati) – spiega il direttore artistico Mario Gulisano -, per dimostrare che il privato che si organizza ce la può fare anche senza i soldi pubblici, ma ovviamente è necessario l’appoggio del pubblico. Per noi si tratta di una sfida, vogliamo convincere il pubblico che l’evento di qualità non è solo il grande concerto pop. Musica e turismo possono avere obiettivi comuni, e il nostro obiettivo è rilanciare il turismo coniugando la musica alle escursioni sull’Etna, al cibo (ogni appuntamento prevede un evento enogastronomico), ai laboratori musicali e di danza, allo yoga. Abbiamo pensato al festival come a un’offerta culturale differenziata e integrata che pone al centro la Sicilia, declinata in tutti i suoi aspetti migliori».

Ecco perché il festival privilegia l’Etna, e si snoderà in più luoghi, spesso vicini tra di loro, in tutto quel versante Nord, Nord-Est del Vulcano che guarda al mare. L’obiettivo di Alkantara Fest è creare una base in Sicilia per fare una produzione paneuropea che ottenga credito in Europa lavorando sulla creatività e sulla produzione residenziale.
«Dal punto di vista artistico il festival quest’anno tiene conto delle tradizioni europee – spiega Gulisano, un’Europa anche in senso lato, emigrata verso continenti apparentemente lontani come l’Australia, complice anche una recente esperienza che abbiamo fatto anche come musicisti. Ed ecco Wild Marmalade o ancora Si Mullumby e il suo didgeridoo, ma il caso più eclatante è quello di Santa Taranta, gruppo pugliese-australiano che rappresenta una italianità che, trapiantata all’estero, è fiorita in una nuova identità che raccoglie numerose influenze. E questo gruppo è l’emblema di questo festival che ovviamente accoglie molta Europa: danesi, belgi, oltre agli italiani e siciliani, perché Alkantara festival respira europeismo».
Ed ecco i belgi WÖR, o i danesi Fromseier Hockings o gli ungheresi Kerekes Band o il progetto ungarico-spagnolo Maria Keck & De Cobre, ma Alkantara, come già lo scorso anno, ospita quest’anno un gruppo cileno, i Golosa La Orquesta. In un festival come Alkantara, nato in Sicilia, la sicilianità non può certo mancare. E non è un caso che il ritmo ancestrale dei tamburi suonati dal percussionista ennese Davide Campisi sia il protagonista del video promozionale del festival il cui slogan è: “In Sicilia trovi tutto il mondo ai tuoi piedi”. E con il ritmo non può mancare la danza, ed ecco che i palermitani Le Matrioske rappresentano un nuovo tassello che Alkantara fest vuole coltivare e far decollare: la danza. «Ultimamente c’è la riscoperta della danza attraverso il Bal Folk – commenta Gulisano – una tradizione europea che nasce in Francia ma si diffonde in tutta Europa, si tratta di un modo estemporaneo di ballare le danze popolari. Grazie alla collaborazione con Balfolk Catania, durante il festival anche i neofiti avranno la possibilità di imparare a danzare durante i workshop e poi sbizzarrirsi durante il live delle Matrioske».
L’incontro fra Calabria e Sicilia è la felice genesi dei progetti di body percussion Patuncha o il progetto Sangumit che all’estremo sud italiano associa le antiche tradizioni musicali persiane. Le contaminazioni sono invece alla base dei progetti catanesi di world music Oi Dipnoi e di folk rock Lomb.

Lomb

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