Il Maestro Uto Ughi in concerto al Teatro Bellini di Catania

           Applausi a scena aperta per il Maestro Uto Ughi in concerto al Teatro Bellini di Catania per l’apertura della stagione estiva

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Lunghi applausi come non se ne ricordavano da tempo, hanno certificato il successo, la sera del 15 giugno, della inaugurazione della stagione estiva del teatro Bellini di Catania –programmata per il teatro antico di via Vittorio Emanuele, pur se le avverse condizioni meteorologiche hanno spostato l’evento nella sede storica del teatro, avvertendo (troppo tardi) chi aveva già acquistato i biglietti- con il concerto del grande violinista Uto Ughi, che ha eseguito pagine celebri accompagnato dall’Orchestra del teatro Bellini, diretta per l’occasione da Salvatore Percacciolo.

Uto Ughi non ha bisogno di presentazioni, oggi è il massimo esponente di quella scuola violinistica che da George Enescu, rimanda al settecento di Paganini:   insegnante,  italiano che crede nelle potenzialità dei giovani e per essi si batte con convinzione, ma soprattutto un Artista a tutto tondo, autentico Maestro.   Last but not least, egli è anche decorato della croce di Cavaliere dell’Ordine Civile di Savoja, onorificenza istituita da Re Carlo Alberto (e vivificata dal Principe di Napoli Vittorio Emanuele IV trenta anni fa come Ordine al Merito Civile di Savoja) per rendere servizio premiale ai Letterati ed agli Artisti della Patria.  Noto possessore di violini d’epoca, si è esibito con un Guarneri del Gesù del 1744, dalla “voce” calda e intensa nei bassi e negli acuti.

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Il pubblico che gremì (ai limiti della ressa, ma questo è il “divismo” per i grandi Artisti, siano essi musicisti o cantanti) il teatro sino al quarto ordine ed al loggione, udì il concerto in re minore op.35 di Piotr I.Čajkovskij, la cui composizione risale al 1878 ed è una delle pagine più virtuose che il compositore russo scrisse per violino: la magìa dell’archetto di Uto Ughi, lo hanno reso oltremodo delizioso.    Non ascoltavamo il Maestro Ughi sin dal lontano 1996 sempre al Bellini, allorché era già un “divo” della musica cameristica: guardandoci intorno, quanti volti di allora non vediamo più, diversi ci hanno preceduto nella valle ove non è tramonto (o così dovrebbe essere…), altri si sono dispersi, pochissimi ritroviamo tra i viventi nel corpo,  mutati. Come lo è il Maestro, oggi settantaquattrenne: sempre all’altezza della sua Arte nondimeno, a dimostrazione che lo scorrere del tempo, a volte, può anche migliorare.

Egli dopo decine di minuti di applausi a scena aperta, volle concedere due bis: il 24° capriccio di Paganini e una pagina per violino di Bach. Indi dopo l’intervallo si eseguì la quinta sinfonia in mi minore op.64 sempre di Čajkovskij, la cui solennità maestosa, specie nel secondo e nell’ultimo movimento, il Maestro Percacciolo e gli ottimi elementi dell’orchestra del Bellini, hanno saputo rendere con efficacia e intensità.

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Vanìte le regole che un tempo erano immutabili in tutti i teatri d’opera e vieppiù al sud (ma v’ha da dire che il nostro Bellini, come ci si faceva notare da fonte autorevole, è tecnicamente arretrato rispetto ad altri luoghi musicali,  -persino il teatro di Palermo- che hanno l’ascensore, l’aria condizionata e altre comodità moderne qui del tutto ignote), il pubblico si presentò come meglio credeva in una serata fresca ma di estate incipiente: poche cravatte tra gli uomini, quei valorosi che scelsero d’indossarla, poche le eleganti dame in nero, si lasciò adito allo scorrere dei gusti anche i più stravaganti. Ma così oggi va il mondo.  Nondimeno, la serata fu di notevole successo e un buon auspicio per i prossimi appuntamenti estivi della stagione del Bellini i quali si terranno, come è programmato, al teatro  greco romano di Catania e in altri luoghi della città.

                                                              

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