Grande successo per lo spettacolo “Un momento difficile” di Giovanni Anfuso

A chiusura della stagione di prosa 2017-2018 al Teatro Stabile di Catania, Massimo Dapporto è stato protagonista di “Un momento difficile”, novità di Furio Bordon per la regia di Giovanni Anfuso riscuotendo grande successo di pubblico

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Al Teatro Stabile di Catania dall’8 al 20 maggio 2018 per la regia di Giovanni Anfuso è andato in scena “Un momento difficile”, atto unico di circa 80 minuti, di Furio Bordon (autore triestino pluripremiato), con la coproduzione del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, le scene di Alessandro Chiti, i costumi di Riccardo Cappello, le musiche originali di Paolo Daniele, le coreografie di Amelia Borsellino, le luci di Gaetano La Mela.
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“Un momento difficile” si può quasi definire come uno spettacolo di “riflessione”. Si definisce tale perché in un momento difficile come quello della madre, Ileana Rigano, giunta alla fine della sua vita, porta lo spettatore ad immedesimarsi in quello che è lo stato d’animo del protagonista che, Massimo Dapporto, stanco e ormai rassegnato per la malattia di questa, intrattiene una sorta di dialogo con i genitori morti, Debora Bernardi e Francesco Foti, giovani e innamorati, la cui presenza è costante per tutto lo spettacolo, e la madre moribonda. Un dialogo di battute ironiche a tratti aspro e ricco di rimorsi, che porterà la madre giovane, a far capire al figlio che, nonostante il poco amore donato, nonostante la testa delirante e confusa per la demenza, quando non ci sarà più con lei andrà via un mondo, i ricordi e gli affetti di bambino. Sarà quello l’ulteriore momento difficile, quello in cui realizzi di non essere più figlio, in qualche modo, e assumi la consapevolezza che dovrai confrontarti col vuoto ogni singolo giorno. La consapevolezza che i genitori non siano destinati a vivere per sempre, e ciò ci fa sentire impreparati.
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La scenografia ritrae la camera da letto dove si svolge tutto lo spettacolo. Una stanza dove i vivi dialogano con i morti, i morti con i morti e i ricordi con i rimorsi di una madre che forse poteva dare più affetto al figlio e che, nonostante il poco amore ricevuto da quest’ultima, è lì ad assisterla in punto di morte e sofferente.
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C’è Tu, come chiama Furio Bordon il protagonista, che sembra un bambino avvizzito, accanto al letto di una vecchia signora che è sua madre, e un’altra donna, che lo sta guardando, e anche lei è sua madre, bella ed elegante. Accanto a lei c’è un uomo, suo padre, morto tanti anni fa, di infarto. Sembra quasi una moderna versione de Il Canto di Natale, ma gli spiriti, questa volta, non saranno d’aiuto al protagonista perché, l’attimo che precede la fine ha un sapore amaro, di vuoto, di incompiuto.

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