Nuove repliche per il fortunato spettacolo “Sogno di una notte a Bicocca” di Teatro Mobile

Torna in scena, a grande richiesta, lo spettacolo che vola dai versi shakespeariani al più pericoloso braccio di una delle case circondariali più note della Sicilia: “Sogno di una notte a Bicocca”, scritto e diretto da Francesca Ferro

bicocca

Torna in scena, a grande richiesta, lo spettacolo che vola dai versi shakespeariani al più pericoloso braccio di una delle case circondariali più note della Sicilia: “Sogno di una notte a Bicocca”, scritto e diretto da Francesca Ferro, che ha trasformato una sua personale esperienza in un piccolo gioiello di teatro contemporaneo. Una produzione Teatro Mobile che andrà in scena mercoledì 21 febbraio alle ore 21.00, giovedì 22 febbraio alle ore 21.00, venerdì 23 febbraio alle ore 21.00, e sabato 24 febbraio alle ore 17.30 e alle ore 21.00 al Piccolo Teatro.

“Critica e pubblico hanno accolto con grande interesse questo spettacolo- spiega Francesca Ferro- e per accontentare i tanti spettatori che non hanno potuto assistere alla pièce siamo stati piacevolmente costretti a replicare”.

Ed ancora aggiunge: “L’esperienza a Bicocca è stata forte e intensa. Lo spettacolo vuole essere il più possibile onesto e coerente con quello che erano i detenuti che ho conosciuto. Abbiamo voluto togliere il giudizio nei loro confronti, cercando di far venire fuori l’individuo prima del reo, l’umanità prima della colpa”.

ferro

Sul palco gli attori Ileana Rigano, Agostino Zumbo, Mario Opinato, Silvio Laviano, Renny Zapato, Giovanni Arezzo, Francesco Maria Attardi, Giovanni Maugeri, Vicenzo Ricca, Antonio Marino, Dany Break che insieme all’aiuto regia Mariachiara Pappalardo, alla direzione allestimento di Arsinoe Delacroix, e all’assistenza alla regia di Verdiana Barbagallo, interpreteranno questo gruppo di detenuti diretti da una regista (Francesca Ferro) che ha l’importante compito di fare in modo che il teatro applichi la sua antica funzione catartica per le vite e le coscienze di ogni componente della compagnia.

“Il carcere- continua Francesca Ferro- sembra il posto meno adatto a sognare: la detenzione costringe a vivere lontano dal mondo esterno e dagli affetti, aliena l’essere umano privandolo del tempo e dello spazio così come li conosciamo noi. Nasce l’esigenza di uscire, di superare le mura e pensarsi in un altro luogo, protagonisti di una storia che non è la propria. Magari dentro un bosco in una notte d’estate”.

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