Panarea, scoperti 200 camini vulcanici

Sensazionale scoperta di un team di ricercatori del Cnr, dell’Ispra e dell’Ingv in collaborazione con la Marina Militare e Università di Messina e di Genova. I fondali marini davanti all’isola di Panarea sono letteralmente costellati da dozzine e dozzine di camini vulcanici, circa 200 in tutto tanto che la zona è stata soprannominata “smoking land”.

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È stato pubblicato sul primo numero del 2018 della rivista scientifica Plos One uno studio che descrive la scoperta da parte di un gruppo di ricercatori italiani di un importante sito idrotermale sottomarino costituito da più di 200 camini vulcanici.

Il campo che è stato denominato “Smoking Land”, si trova all’interno dell’arcipelago delle Eolie situato sul fondale marino, a una settantina di metri di profondità, tra l’isola di Panarea e l’isolotto di Basiluzzo.

Lo “Smoking Land” è costituito da decine di strutture a forma di cono composte soprattutto da ossidi di ferro, con un’altezza variabile da 1 a 4 m ed una base con un diametro medio di circa 3.8 m.

Sull’intero campo sono stati osservati e descritti in totale 39 dei circa 200 camini di dimensioni e forme diverse; 14 di questi hanno mostrato emissione di fluidi idrotermali di bassa temperatura e tutti presentavano delle vere e proprie bocche idrotermali alcune delle quali emettono fluidi acidi ricchi di gas costituito prevalentemente da anidride carbonica.

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La scoperta è avvenuta soprattutto grazie all’intuizione e alla perseveranza di Giovanni Bortoluzzi (oceanografo dell’ISMAR-CNR che purtroppo è scomparso poco dopo questo importante rinvenimento) e fornisce nuove e importanti informazioni sulle caratteristiche minero-geochimiche e biologiche dei sistemi idrotermali superficiali del mar Mediterraneo.

Durante una campagna oceanografica condotta nel 2015, infatti, a bordo della nave Astrea dell’ISPRA, volta alla caratterizzazione dei sistemi idrotermali delle isole Eolie, tramite l’utilizzo di un robot filoguidato dotato di una videocamera è stata esplorata una zona del fondale a sud dell’isolotto di Basiluzzo che precedenti ricerche avevano già evidenziato come particolarmente interessante. Grande è stata quindi la sorpresa e l’entusiasmo dei ricercatori a bordo della nave Astrea quando hanno visto per la prima volta le immagini di questi enormi e numerosissimi camini, alcuni dei quali mostravano evidenti fuoriuscite di fluidi idrotermali e bolle di gas.

La campagna oceanografica nella quale è avvenuta la scoperta è stata l’ultima di diverse campagne condotte nella zona dall’ISPRA in collaborazione con l’ISMAR-CNR, l’INGV e la Marina Militare, a bordo delle navi oceanografiche delle varie istituzioni, in particolare della già detta nave Astrea dell’ISPRA e delle navi Urania del CNR e Ammiraglio Magnaghi della Marina Militare Italiana.

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Le ricerche sono state avviate a seguito di un’esplosione sottomarina che si è verificata nel 2002 sul fondale tra l’isola di Panarea e gli isolotti che la circondano, a cui è seguita un’importante attività di degassificazione. In seguito a questa intensa attività idrotermale sottomarina i ricercatori dell’ISMAR-CNR, dell’ISPRA, dell’INGV e il personale della Marina Militare hanno condotto numerose campagne oceanografiche con varie strumentazioni per studiare approfonditamente tutta l’area e individuare altre zone di degassificazione.

Le attività di ricerca, che di giorni in giorno hanno riservato sempre nuove sorprese scientifiche, hanno spinto i ricercatori italiani ad approfondire sempre di più le indagini, fino ad arrivare alla scoperta dello “Smoking Land”.

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I primi dati raccolti con le campagne oceanografiche condotte nell’area e tramite le analisi di laboratorio, cui hanno collaborato anche le Università di Messina e di Genova e l’IAMC di Messina, hanno permesso ai ricercatori italiani di ipotizzare che lo “Smoking Land” e le altre aree della zona oggetto di rilascio di fluidi e bolle di gas siano dovute ad una risalita di gas idrotermali profondi che innescano una circolazione di acqua marina nel sottofondo, questa, insieme ai gas idrotermali, risale fuoriuscendo dai camini vulcanici e da altre aree adiacenti. Tutto ciò porta alla formazione di aree del fondale in cui le rocce e i sedimenti sottostanti sono in sovrappressione e questo potrebbe sfociare in un improvviso e intenso rilascio di gas o in una vera e propria esplosione come quella del 2002.

Da questa ipotesi emerge la necessità di nuovi studi scientifici per capire la genesi e il possibile evolversi di tali strutture sottomarine e un continuo monitoraggio dei fondali tra l’Isola di Panarea e l’isolotto di Basiluzzo per valutare la presenza di eventuali rischi per le popolazioni locali, per le strutture costiere e la navigazione dovuti a possibili esplosioni gassose del fondale.

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