Grande successo per Beppe Fiorello al “Cinema di Frontiera”

Lunedì 24 luglio, al Cinema di Frontiera di Marzamemi grande successo con Beppe Fiorello, trovando riscontro nel pubblico e accendendo la piazza di applausi.

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«Un Cinema di Frontiera che racconta il mondo, la vita». Lo ha detto Beppe Fiorello, lunedì 24 luglio, sul palco del Festival internazionale del Cinema di Frontiera di Marzamemi dove ha parlato del festival di Marzamemi e delle “frontiere” .

«E’ un’emozioneha detto l’attoretrovarmi sul palco di una manifestazione che tutti gli anni guardo “dall’altra parte”, quella del pubblico. E lo faccio ammirando un paese che porta avanti un’idea di cultura nemmeno troppo ingessata ma collettiva, popolare, per tutti. In una manifestazione che permette di vedere un bel cinema, un cinema di frontiera che racconta il mondo, la vita, l’Italia e spesso anche la Sicilia».

Poi ha ripercorso alcune delle storie di impegno civile che ha “regalato” al pubblico del cinema, della televisione e del teatro. Da Paolo Borsellino a Salvo D’Acquisto, solo per fare due esempi «Ho raccontato anche storie scomode – ha detto Beppe Fiorello – che nessuno voleva raccontare, storie di uomini che rappresentano l’Italia migliore. Basti pensare a Roberto Mancini, un poliziotto che quando ancora non si parlava di terra dei fuochi, già negli anni Ottanta cercava di convincere lo Stato che in certe regioni si stava creando un mondo parallelo disastroso. E così combattendo, indagando e mettendoci le mani, si ammalò di un cancro fulminante». Beppe Fiorello ha poi ricordato un altro uomo «Gianni Maddaloni ancora l’attore sicilianoche a Scampia, tramite lo sport, porta via dalla strada i ragazzi e quindi toglie manovalanza alla camorra. Ma ancora – ha aggiunto Beppe Fiorello – ci sono tanti italiani straordinari da raccontare, il volto di un’Italia migliore che c’è, esiste. Qualche tempo fa ho scoperto al 40° posto delle persone più influenti del pianeta Domenico Lucano, sindaco di un piccolo paese della Calabria, Riace, dove ha inventato un modello di integrazione razziale: ha semplicemente ripopolato un paese svuotato dei calabresi con i migranti. A loro ha dato per esempio le case abbandonate che nessuno voleva più, li ha fatti lavorare e li ha integrati in maniera umana e dignitosa».

Tante storie di frontiera, insomma, «In cui ho ritrovato sempre un pezzo di mio padre – ha continuato Beppe Fiorello anche in Salvo Lupo, il pescatore di Portopalo, per non parlare poi di Domenico Modugno dove c’era proprio mio padre anche fisicamente». L’attore siciliano, la voce più emozionata, si è quindi lasciato andare a un ricordo privato: «Mio padre – ha concluso Beppe Fiorello mi ha cresciuto cantando le canzoni di Modugno. Ricordo ancora quando, da Augusta, ci portava in macchina al mare a Letojanni e per tutto il tempo cantava le canzoni di Modugno: “La lontananza sai è come il vento che fa dimenticare chi non s’ama, è già passato un anno ed è un incendio che, mi brucia l’anima” – ha intonato Beppe Fiorelloe come Modugno lasciava lo sterzo, allargava le braccia e ci portava tutti al mare a Letojanni. Poi il destino ha voluto che io fossi l’attore scelto per interpretare Modugno e questo intreccio di destini mi ha sempre emozionato e colpito. Sono insomma molto legato a Modugno, anche se per gli attori i personaggi sono come i figli, vuoi bene a tutti».

CorrealeSgroi

Ma sul palco di piazza Regina Margherita, ieri, con la conduzione di Ornella Sgroi, è stato inaugurato anche il concorso dei lungometraggi con la proiezione del film La guerra dei cafoni di Davide Barletti e Lorenzo Conte. Presente il produttore Daniele Di Gennaro che ha ricordato come «Dai libri nascano diversi modi di raccontare una storia. Perché la scrittura – ha concluso – sta sempre alla base della tv e del cinema migliori».

Per la sezione Frontiera del libro, ieri, è stata ospite Antonia Brancati nel 110° anniversario della nascita del padre, Vitaliano Brancati «Uno scrittore – ha detto – che andrebbe riletto perché si fanno molto riscoperte o scoperte leggendolo per la prima volta. E’ insomma uno di quegli scrittori che vale la pena leggere o rileggere». Nello stesso spazio sono stati presentati i libri “Le lunghe notti” di Domenico Trischitta e “L’altro sé. Opposizioni letterarie al sud” di Lorenzo Perrona.

Il concorso dei lungometraggi sarà martedì 25 luglio e prosegue con Fèlicitè di Alain Gomis, Orso d’argento, Gran premio della giuria, alla Berlinale 2017. Fèlicitè è un dramma sincero e toccante, il ritratto di una madre disposta a tutto pur di salvare suo figlio, una donna che ha saputo affrontare in maniera indipendente la vita, per nulla facile, di una ragazza madre congolese che ha deciso di guadagnarsi da vivere sfruttando il suo talento canoro. Quando però il figlio Samo finisce in ospedale e necessita di un’operazione molto costosa, per la donna inizia una ricerca d’aiuto disperata, un’odissea da cui non sembra esserci via d’uscita. Interpretata dall’esordiente al cinema Vèro Tshanda Beya Mputu, Fèlicitè è un personaggio dotato di una grande forza drammatica, in lotta contro il tempo, la miseria e l’ingiustizia che richiama alla memoria le eroine del cinema neorealistico.

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