Inaugurazione Rocce di Taormina: mostra di Pepi a Castelmola

Mercoledì 26 luglio al Castello di Mola inaugurazione della mostra del fotografo e giornalista palermitano, preludio all’apertura ufficiale delle Rocce di Taormina: la presentazione di Roberto Gervaso

Buio (7)-min

L’impegno etico della condivisione artistica per il territorio siciliano. Nasce da questo presupposto l’attività culturale della Fondazione Fiumara d’Arte del mecenate Antonio Presti, un laboratorio di idee che divengono realtà attraverso i numerosi interventi di rigenerazione di luoghi degradati o abbandonati, la sinergia con enti e associazioni e un continuo dialogo con le maggiori esperienze artistiche internazionali. Elementi, questi, in grado di imprimere una svolta verso il contemporaneo a quell’autoreferenzialità passatista che spesso condiziona le politiche culturali siciliane.

Giovedì 27 luglio la data spartiacque per il nuovo percorso che la Fondazione ha intrapreso a Taormina: alle 18.30 inaugurazione e apertura al pubblico delle Rocce di Capo Mazzarò con una serie di mostre fotografiche dedicate alla memoria del poggio taorminese, alla dolce vita degli anni ’60 e all’impegno di Antonio Presti e della Fondazione Fiumara d’Arte; tra gli scatti in esposizione anche quelli dedicati da Giovanni Pepi alle stanze del museo-albergo Atelier sul Mare. Lo stesso fotografo e giornalista palermitano sarà protagonista dell’anteprima in scena a Castelmola mercoledì 26 luglio (ore 19): al Castello di Mola verrà infatti aperta al pubblico la mostra Incantesimo, approfondita ricognizione su passato e presente dell’incantevole baia di Capo Mazzarò. «La rigenerazione delle Rocce è la chiave per inaugurare un nuovo percorso di Bellezza e impegno etico per tutto il comprensorio taorminese – spiega Presti – un progetto dichiaratamente inclusivo rivolto soprattutto ai giovani, agli artisti e ad un popolo che mai dovrà arrendersi alla mediocrità del quotidiano. La preapertura castelmolese è il simbolo del lavoro che vogliamo strutturare tra la zona jonica del messinese, la Valle dell’Alcantara e il Parco dell’Etna: un cammino nel segno dell’arte contemporanea e della condivisione per una definitiva rigenerazione».

Identiche impressioni nelle parole del fotografo e giornalista Giovanni Pepi: «Alle Rocce ho fotografato il conflitto tra il degrado e la bellezza, la lotta di resistenza che questo splendore celebra ogni giorno per provare a risorgere. Cerco sempre l’aspetto inedito della realtà, quel gioco di luci e ombre che resta celato ad uno sguardo distratto. Da ogni stanza buia di queste case a strapiombo sul mare, una finestra mostra il silenzioso duello tra la vegetazione e la negligenza dell’uomo. Il progetto artistico di Antonio Presti farà nuovamente affiorare la magnificenza da un luogo sottratto per troppo tempo alla collettività».

L’esposizione può contare sull’autorevole presentazione dello scrittore Roberto Gervaso: «Bisogna aver visto le fotografie di Giovanni Pepi, giornalista di rango e fotografo eccezionale, unico nel suo genere. Il suo obiettivo ha qualcosa di magnetico e di magico. Non c’è scatto che non valga una cornice di grande fattura, una ribalta prestigiosa. Sviscera tutto quel che si vede, e questo è normale. E quello che non si vede. Questo è il suo talento. Anzi, il suo genio, che trascende il talento, e lo supera. Pepi rivela, in modo magnifico, grazie alla capacità introspettiva e alla sensibilità cosmica, il potere creativo e suggestivo delle cose. Nelle sue opere c’è qualcosa di soprannaturale, che presuppone il naturale senza manifestarsi a chi non ha la sensibilità, l’occhio e l’abilità di un grande, grandissimo artista».

Il progetto della mostra è stato sposato immediatamente dall’amministrazione castelmolese grazie alla collaborazione offerta dal sindaco Orlando Russo, dall’assessore alla Cultura Eleonora Cacopardo e dal direttore artistico del Castello di Mola Giuseppe Filistad. «Quella di Antonio Presti è una scelta che ci inorgoglisce – dichiara il primo cittadino – una delle eccellenze artistiche della Sicilia ha individuato in uno dei borghi più belli d’Italia il punto strategico per esaltare quel progetto di rigenerazione che dalle Rocce si estenderà in breve tempo a tutto il comprensorio taorminese». Dello stesso avviso l’assessore Cacopardo: «Castelmola si avvia verso un nuovo rinascimento grazie all’impegno etico di Antonio Presti, grande protagonista della scena culturale e artistica degli ultimi trent’anni».

La mostra Incantesimo di Giovanni Pepi resterà aperta al pubblico tutti i giorni della settimana (orari 10.30-21) per l’intera durata della stagione estiva; ingresso libero. Tutte le attività in programma sono sostenute dall’assessorato regionale ai Beni Culturali e dal Consorzio Valle dell’Halaesa.

La conferenza stampa di presentazione dell’intero progetto si terrà giovedì 27 luglio (ore 10.30) alle Rocce; saranno presenti il presidente della Fondazione Fiumara d’Arte Antonio Presti, l’assessore regionale alla Cultura Carlo Vermiglio, i sindaci Renato Accorinti (Città Metropolitana di Messina), Eligio Giardina (Taormina) e Orlando Russo (Castelmola) oltre all’ex commissario straordinario della Provincia Filippo Romano, al presidente del Consorzio Valle dell’Halaesa Giuseppe Franco e al segretario generale di TaoArte Ninni Panzera.

Sono qui per stupirmi, contributo di Giovanni Pepi.

Nella lastra di marmo c’è scritto: “Regione Sicilia, assessorato al Turismo”. Così a Taormina, davanti alle Rocce. Un antico ritrovo per le vacanze dei dipendenti regionali, poi lasciato nell’abbandono, dimenticato per più di vent’anni. Una metafora del peso ondivago di uffici, strutture e burocrazia di una Regione che, negli anni, ha alimentato sogni di sviluppo, perdendo poi ruolo e poteri, e che adesso arranca tra debolezze e impotenze. La storia delle Rocce ripete misteriosi immobilismi che in Sicilia, talora o spesso, confliggono con la bellezza: la ignorano, la contrastano, la devastano cercando altrove risorse per crescere. Prima ritrovo feriale della Regione, questo bellissimo spazio sul mare, diventa albergo frequentato dalle migliori firme del cinema mondiale, dalla Milo alla Taylor, dalla Kelly alla Hepburn. Poi il nulla, il degrado, la rovina. Per quarant’anni nature nutrite dalle piogge e devastate da venti, radici e tronchi in lotta con erbe infestanti, disordinati incroci tra fiori e foglie, pietre e scogli. Ed ora? Sono qui. Entro da un pesante portone di ferro. Mi trovo tra nature indomite e distese di mare, strapiombi vertiginosi e fichi d’india, agavi e pini, piante selvatiche che affascinano con i loro rossi e gialli cangianti, alberi che straripano da angusti spazi pietrosi.

Poi ruderi forti, di pietre e mattoni, avvolgono le stanze nel buio. Dalle finestre irrompono scene di sole e di mare, fantasie di verde e di azzurro, pitture naturali che rimuovono il senso di rovina, meravigliosi squarci luminosi che danno bellezza alla miseria di pavimenti devastati e tappeti di detriti, vecchi legni e ferri disordinatamente diffusi. Nel terreno trovo pure tracce di colorate ceramiche sopraffatte da ramaglie buttate, frigoriferi distrutti, banconi da bar orlati di ruggine, scaffali e infissi infraciditi in anni di deperimento assoluto. Un inferno che ora si colora, ora precipita nel grigio e nel nero.

Sono qui, preso dalla pena per questo impasto di bellezze perdute. Mi ha chiamato Antonio Presti, il mecenate. L’ho conosciuto a Tusa, nel suo atelier, un albergo dove ogni stanza è ideata da un artista. Voleva che fissassi in alcuni scatti colori e forme. Gli scatti poi furono messi in mostra. La stessa cosa per Taormina. Io ho ancora fresco l’incanto di Tusa. Dietro ogni porta un’idea, un progetto, una visione. Luci, riflessi, linee e forme si rincorrono tra un’ombra di rosso sul rosso di una porta, guizzi di blu, trasparenze d’azzurro… Antonio Presti vuole ripetere il miracolo a Taormina. Gestisce lo spazio per una convenzione che durerà un secolo. Progetta (o sogna?) stanze d’albergo inventate da artisti, un museo con opere esposte all’aperto, sodalizi culturali… Le Rocce sarebbero uno spazio pilota, dove nascono idee, poi opere e sculture che si irradiano nei territori intorno. È visionario Presti, ma sa muoversi a terra. Lo incontro, al solito, trafelato e sornione. Mi dice: “Le idee ci sono. Troveremo i fondi? Partiamo intanto e vediamo” Partiamo. Vorrei rivedere anche qui, tra mare e scogli, fichidindia e agavi, stanze che si colorano, riflessi e rimandi di luci. Di rivedere quello che nell’atelier vedevo, incantato e stordito, durante un reportage che non volevo finisse mai, per fissare incroci di rosso, guizzi di blu, bagliori che si schiantano su muri metallici e lampi di sole che illuminano pavimenti lucidi e angoli bui. E pietre e finestre che si aprono tra i rampicanti su paesaggi marini popolati da lance da pesca e gioiose bagnanti.

Comincio i miei scatti. La mostra è fissata per luglio. Antonio Presti mi segue con i suoi silenzi eloquenti, mi indica spazi, mi segnala figure. Parla poco, pensa molto. E dice meno di quanto non faccia. Sempre.

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