Al Teatro Machiavelli lo spettacolo “Astratti furori siciliani”

Al Teatro Machiavelli di Palazzo Sangiuliano, a Catania, “Astratti furori siciliani”, spettacolo suggestivo di pupi, a cura  della Marionettistica Fratelli Napoli, presentato da Fondazione Lamberto Puggelli e Associazione di Promozione Sociale.

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Interessante e di notevole spessore, tra realtà e allegoria, al Teatro Machiavelli di Palazzo Sangiuliano Catania, Astratti furori siciliani, spettacolo suggestivo di pupi, a cura  della Marionettistica Fratelli Napoli, presentato da Fondazione Lamberto Puggelli e Associazione di Promozione Sociale.

Riduzione e adattamento per pupi catanesi, i testi sono tratti da Conversazione in Sicilia, un libro della memoria attraverso un viaggio simbolico di Elio Vittorini, siracusano cognato e amico di Quasimodo con cui aveva una forte amicizia intellettuale, direttore editoriale della Einaudi, esponente del neorealismo italiano del secondo dopoguerra, rifiuta Il Gattopardo, infatti il suo linguaggio è quello degli operai, la sua lingua è l’espressione delle sue convinzioni politiche e attraversato da risvegli interiori. La performance unisce la tradizionale messa in scena dell’opera dei pupi – curata e firmata da Alessandro e Fiorenzo Napoli – alla celebre opera letteraria, romanzo-manifesto del maxresdefaultNovecento di impegno etico e civile con un messaggio rivoluzionario nascosto dietro un linguaggio e estremamente letterario, ispirato ai silenzi e alle ombre di una Sicilia insolita, invernale e montagnosa. Vittorini, siciliano emigrato al Nord, raccontava la propria terra, di cui riscopre le terribili condizioni di vita e la trasforma in metafora del mondo intero e dell’esistenza collettiva, non dimentichiamo che fascista “di sinistra”. Si coglie la necessità di imparare a soffrire per il mondo offeso, invece che per i propri personali dolori: solo in questa verità compassionevole, l’uomo troverà la forza per ribellarsi all’oppressione, in questo viaggio che si configura come un “ritorno alle origini” del genere umano, si vuole dare un messaggio all’immobilità “mitica” in cui è immersa la Sicilia per inserirsi in un discorso universale “tutti soffrono ognuno per se stesso, ma non soffrono per il mondo che è offeso e così il mondo continua ad essere offeso”.

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Vittorini, insieme alla pregevole regia, incarnano l’ideologia rivoluzionaria e il pensiero cattolico. La commedia oscilla tra i toni di una memoria proustiana e quella di realismo spesso crudo e la compagnia rielabora con originalità anche il ritorno al circuito storico del teatro del V sec. a. C. di Epicarmo, commediografo, filosofo, poeta siceliota e della commedia dorica, una tipologia teatrale del tutto particolare con attori o mimi, vestiti di maschere grottesche ed oscene che rendevano ridicole ed ironiche le figure, accogliendo anche la tragedia che si affermava ad Atene. Venticinque secoli che ci attraversano ma ancora ci legano, portandosi dietro il calore passionale della Magna Grecia.

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Si afferma la magia e la nobiltà dei pupi siciliani che si elevano ed evolvono grazie ai Fratelli Napoli, che da generazioni praticano con narrazioni poetiche popolari epiche cavalleresche rinnovate di volta in volta dalla fantasia e dall’estro degli artisti pupari, il teatro delle marionette, per un uditorio da piazza e passionale; adesso, grande cambiamento coup de théatre, si presentano impegnati con un testo così importante, riuscendo magnificamente nell’impresa. Una nuova era si presenta ai pupi e ai pupari, che attraverso la metafora e il simbolismo di Vittorini dipingono al triste e critica realtà umana che ci circonda.

La stretta corrispondenza tra i personaggi del romanzo e i pupi catanesi, offrono al pubblico che apprezza una riflessione sulla ricerca di se stessi e la voglia di ristabilire un giusto ordine che nel mondo, ancora oggi, non sembra essere ancora stabilito. Spetterà a Peppininu, una tra le maschere più famose dell’Opira, il compito di guidare i pupi in questo percorso di riscoperta e di analisi del libro, in modo da rendere la performance interattiva attraverso i commenti e le osservazioni di Orlando, Rinaldo e molti altri personaggi.

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L’audace esperimento registico nasce da una forte fede nell’infinita possibilità di espressione dell’Opera dei pupi, che da sempre risulta accattivante agli occhi dello spettatore catanese e che ha stupito il pubblico ancora una volta.

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