Il manager palermitano Daniele Cocchiara

L’architetto, manager palermitano Daniele Cocchiara è stato intervistato per la sua professione. 

Daniele Cocchiara

Daniele Cocchiara

Architetto​ lei è un esempio di giovane imprenditore che è riuscito in una città come Palermo che non vanta proprio il primato di occupazione. Di cosa si interessa la sua azienda e come si chiama?

Credo che nessuna città in Italia, escludendo Milano e il suo hinterland, vanti grandi numeri di occupazione, la mia visione personale è che noi siciliani da un lato siamo un po’ figli di un retaggio arabo in cui si sonnacchia al sole e dall’altro siamo disillusi da una politica locale che non incentiva le nuove attività con il solito clientelismo e nepotismo che non passa mai di moda.  Ecco in questo tourbillon la mia scelta è stata di sfida, lasciando un posto più che remunerato a Zurigo per tornare nella mia città e prendere in mano un azienda di famiglia, cercando di adattarla però, alle mie inclinazioni artistiche architettoniche. “NILFISK Lab Consulting” è qualcosa che in Italia non esisteva. Nata nel ‘56 con mio padre, ora oltre a distribuire prodotti altamente specifici per la gestione e il trattamento di grandi  spazi, alberghi, industrie, aeroporti, ecc., con me è diventata “2.0” per dirla con linguaggio web, realizzando impianti centralizzati d’aria e di trasporto, gestione  recupero e valorizzazione di pavimenti storici e di pregio, corsi di formazione del personale. Un percorso non facile, ma che affronto grazie alla fiducia di grandi nomi storici della Sicilia imprenditoriale come Alongi abbigliamento, Morettino, i grandi Spatafora, Poiatti, Prestia&Comandè, la Fondazione Teatro Massimo, il polo industriale Eni di Gela, la famiglia Ardizzone e Dell’Oglio e potrei continuare a lungo

Sono certa che ai lettori interesserà conoscerlo, dunque, quali sono stati i suoi ultimi lavori che hanno certamente reso più bella la nostra Palermo?

Bhe, fare architettura, Restauro e Designs, di qualità  è difficile in questa terra, perché come in tante altre realtà professionali il nepotismo lo fa da padrona, ma ho riscontrato grandi soddisfazioni nel recupero dei pavimenti del famoso Salone di Minerva a Palazzo Mazzarino, nei marmi policromi della Basilica di San Francesco d’Assisi, negli interventi del 2007 alla Palazzina Cinese con il Professore Minniti e nel mio ultimo cantiere alla Basilica della Magione”

Che consigli darebbe ad un giovane  che anela a diventare architetto?

Qui corro il rischio di essere “politicamente scorretto” ma, in primis, se pur credendo moltissimo nello studio (1 laurea 1 master 3 diplomi credo siamo un buon motivo per parlare con cognizione di causa) ritengo che il saper fare sia quello che ha reso celebre l’Italia e la Sicilia. Credo fermamente che recuperare la figura del “mastro” sia più utile. Ricordo le estati in cui i miei compagni di scuola passavano dal mare alle feste mentre io, prelevato quasi a forza da mio padre, ero spedito a fare il “picciotto” nei cantieri senza alcun privilegio o benefit; bhè che mi si creda o no, oggi devo dirgli grazie, perché ho imparato più cose allora di quante ne studiai dopo. In secondo punto, consiglio sempre ai miei coetanei di imparare a dire “No!”.

Non svendiamoci, non svalutiamo le nostre qualità, il nostro background, la nostra dignità lavorativa, non alimentiamo un circolo vizioso, ma impariamo ad apprezzarci come eccellenze, qualsiasi esse siano, e ad essere artefici del nostro destino”.

Artefici del proprio destino, dunque, seguendo la scia di quel sano “oggi ho questo progetto” che fa si che la mente si tenga occupata e il cuore esulta di gioia perchè, comunque vada, si è fatto ciò che ci piace!

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